Le “mummie” nell’armadio

Come nelle fasi più mature della Prima Rivoluzione (25 gennaio 2011), anche in questi giorni, per chi vive in Egitto e si informa tramite i mass media indipendenti locali, oltre che Twitter e i gruppi egiziani di Facebook, ci si trova sommersi dalle notizie più surreali, purtroppo presto riconfermate da più fonti, che, almeno per il momento e a volte per sempre, non arrivano neanche a sfiorare la stampa straniera, inclusa quella italiana (e soprattutto questa). Lo sforzo maggiore è quello di prendersi il tempo necessario di ricercare e distinguere tra le “voci popolari” e la verità, mentre dai social network la gente giustamente richiede senza tregua chiarimenti oppure rallenta le ricerche dei blogger con le polemiche.

L’esercito in questi giorni ha invitato il popolo anti-Morsi, che ha rovesciato il Presidente rappresentante dei Fratelli Musulmani, a rimanere nelle piazze per “difendere” la rivoluzione (e così gli fanno eco anche gli attivisti del movimento “Tamarod”). Perché? Perché i manifestanti pro-Morsi, pur essendo una piccola minoranza nel paese, stanno restando ad oltranza, solo nell’attesa di poter attaccare/provocare l’esercito, affinché questo sia costretto a reagire, al fine ultimo di poter poi definire questa rivoluzione a tutti gli effetti “colpo di Stato”. In realtà, non ho fatto in tempo a scriverlo (mi stavo spostando tra l’Italia e l’Egitto, Sinai, in cui mi trovo ora) che la cosa è avvenuta, includendo scontri con migliaia di manifestanti anti-Morsi che, pur rimanendo nelle piazze, non hanno potuto evitare l’assalto delle minoranze inferocite. Filmati dei sostenitori pro-Morsi che spezzano le manifestazioni pacifiche attaccando con la violenza si possono già trovare abbondantemente su Facebook e su Twitter (postati anche sul mio gruppo di FB “Se baci la rivoluzione”).  “Gli attivisti invitano il popolo a “stringersi intorno all’esercito contro i terroristi” perché i Fratelli Musulmani e le loro milizie non esiteranno a trascinare l’esercito egiziano in una guerra civile per giustificare un intervento straniero.” (Repubblica).

Quel che è successo viene ormai definito qui, a mio parere realisticamente, come “colpo di stato popolare“, qualcosa di molto diverso dal tradizionale “colpo di stato militare”. El Baradei ha scritto su Twitter che si tratta di una rivoluzione del tutto popolare, dato che il popolo egiziano non gode del lusso di poter tenere un referendum popolare (scusate le ripetizioni), come avviene nei paesi occidentali.

Ma la notizia più agghiacciante da ieri è che Morsi è stato segnalato sulla lista dei servizi segreti tra i nomi dei partecipanti all’uccisione di soldati egiziani a Rafah nell’ultimo Ramadan e listato tra i nomi di alcuni degli elementi di Hamas e dei gruppi terroristici estremisti. In cambio di informazioni riservatissime sull’Egitto, Morsi riceveva denaro e stava cercando di vendere terreni demaniali del Sinai a queste organizzazioni. Ci sono documenti nelle mani dell’intelligence e di Sisi (capo delle Forze Armate egiziane) che vedono Morsi coinvolto in azioni che ledono gli interessi dell’Egitto (fonti: un programma popolare che ha molta credibilità nel paese (Al Watan News) e persone in carne ed ossa che iniziano a parlare).

“Nei giorni passati all’interno della vasta area di opposizione si erano levate più voci critiche verso l’appoggio economico e politico che gli Stati Uniti danno al presidente Morsi bersaglio delle contestazioni di questi giorni. Su un grande striscione in una centrale zona del Cairo è scritto chiaramente: “Obama sostiene il dittatore Morsi”. Gli Stati Uniti hanno evacuato gran parte della loro ambasciata temendo incidenti. Il giornale Al Watan, schierato contro gli integralisti islamici, ha definito l’ambasciatrice USA al Cairo Anne Peterson “Ambasciatrice dei Fratelli Musulmani” (Marco Palombo, “Come Don Chisciotte”). Stando alle notizie giunte a me, Peterson non era solo simpatizzante, ma durante le sue svariate e inspiegabili riunioni coi vertici dei Fratelli e di organizzazioni affini, era ovviamente coinvolta nella diffusione/vendita di notizie top secret sull’Egitto all’estero. Fonti che non sono ancora riuscita a controllare personalmente stanno diffondendo in Facebook anche la notizia che lo stesso popolo egiziano stia avviando una enorme colletta per compensare l’afflusso dei fondi americani, che per orgoglio e correttezza non accetterebbero più e che se si definisse l’avvenuto “colpo di stato militare”, comunque gli USA non invierebbero più.

Dunque, questa rivoluzione popolare sta scoperchiando molti più scheletri nell’armadio (mummie nell’armadio?) di quanto gli stessi egiziani avessero potuto immaginare o prevedere.

Ieri, inoltre, l’agghiacciante invito alla jihad, perché di questo si parla (anche se per “jihad” il profeta, come tutti i profeti, non intendeva certo lotta fisica, ma interiore e non violenta…) da parte del leader dei Fratelli Mohammed Badie. Ecco qui il racconto di Repubblica: “Durante la manifestazione dei sostenitori di Morsi, è tornato ad apparire in pubblico in scena, Mohammed Badie. Smentito, dunque, il suo arresto. Badie ha parlato dal palco montato davanti alla moschea di Rabaa El Adaweya a Nasr City, sobborgo del Cairo. Ed ha infiammato la manifestazione: “Non sono in fuga, non mi hanno arrestato. A tutti gli egiziani dico: Morsi è il vostro presidente. E resteremo nelle strade a milioni finché non riporteremo in trionfo il nostro presidente eletto. Proteggeremo il presidente Mohamed Morsi a costo della nostra vita. L’esercito deve restare lontano dalla politica e l’Egitto non conoscerà mai più il potere militare. Il golpe militare è nullo. Non ci sono alternative alla restaurazione di Morsi: l’unica sono le nostre vite”.

Se questo non è un invito a causare una guerra civile, scrivetemi di cosa si possa trattare perché non è mia volontà sembrare di parte: l’intento di questo blog è sempre stato soltanto quello di diffondere la verità e le notizie più intricate che ai nostri mass media non sempre arrivano, o non le vogliono far arrivare.

Vi lascio con una foto meravigliosa dei festeggiamenti della sera del 3 luglio, dopo la deposizione di Morsi, e con un articolo bello ed esauriente di due gorni fa e mi riprometto di aggiornare al più presto questo blog, appena possibile, ogni volta dovendo prima accertarmi dell’ufficialità delle voci e dei nomi delle fonti: http://www.sibialiria.org/wordpress/?p=1704

3 luglio 2013 Cairo

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Ultimissime dall’Egitto

Come nella rivoluzione precedente, dopo i primi tre giorni di pace e festa, da ora i fatti iniziano a correre in maniera più frenetica e i blogger e i gruppi di FB egiziani (e Twitter) diventano ufficialmente più informativi e aggiornati dei mass media ufficiali. Tra questi “Operation Egypt”, “Egyptian streets” e tanti altri, soprattutto in inglese e arabo.

Questa mattina 23 vittime nella zona dell’Università del Cairo, brutto risveglio. Qualcuno tra le due fazioni (pro-Morsi e anti-Morsi) ha iniziato a sparare, o più probabilmente agitatori inviati apposta dal regime, come da copione. Traduco in parte dal gruppo di Facebook “Operation Egypt”, sempre aggiornatissimo.

Un gruppo speciale delle Forze armate si è dislocato in Piazza Rinascimento e nei dintorni dell’Università del Cairo al fine di individuare e fermare gli uomini armati che hanno ucciso almeno 22 persone e ferite oltre 200. Almeno due agenti di polizia sono stati tra quelli uccisi nelle sparatorie dai tetti degli edifici durante gli scontri tra la polizia e gli uomini armati, risultanti essere islamisti.

Nel frattempo, in seguito all’eruzione di scontri e poche ore dopo il discorso del presidente, la pagina ufficiale delle forze armate egiziane ha dichiarato: “Giuriamo a Dio che sacrificheremo anche il nostro sangue per l’Egitto e il suo popolo, per difenderli contro qualsiasi terrorista, radicale o pazzoide.”
A seguito di questa dichiarazione, testimonianze oculari indicano che l’esercito e la polizia hanno aumentato la loro presenza intorno a piazza Tahrir, Itihadeya e alla periferia dell’Università del Cairo al fine di ‘garantire spazi di protesta’ e ‘proteggere il popolo’.

Nel frattempo, l’anziano capo dei Fratelli Musulmani, Mohammed El-Beltagy, e lo stesso Morsi avvertono riguardo un “massacro imminente” e invitando i suoi sostenitori a lottare per la legittimità del Presidente. A proposito di questa “legittimità”, ricordo che durante le elezioni i Fratelli Musulmani stavano ancora cercando di comprare nuovi elettori distribuendo cibo e lettere/volantini alle code di votanti in attesa del proprio turno, che è l’unico partito che ha potuto godere del sostegno economico di Paesi quali il Qatar e che, se il Presidente da ieri ventila l’ipotesi di disordini e insiste a restare al potere “per evitare spargimenti di sangue”, sarà lui stesso, com’era prevedible dall’inizio della festa, a inviare i soliti brainwashed agitatori sociali.
Tanto per rendere l’idea della stabilità mentale di questo “Presidente”, nelle ultime ore ha accusato di “apostasia” chi lo avversa, neanche fossero dieci persone. Di nuovo tradotto dal gruppo di cui sopra: “L’accusa di apostasia in alcuni paesi, come il nostro, non è un insulto, no: si tratta di una minaccia di omicidio. Così Morsi & Co. minacciano tecnicamente decine di milioni di egiziani con la morte per aver osato opporsi alle loro decisioni sbagliate. Che razza di democrazia è quella che non può avere alcuna opposizione? Perfino il partito salafita (Ndr: propugnatori di una rinascita culturale islamica), Al Nour, si oppone chiaramente alle decisioni di Morsi. Sono dei diavoli pure loro?”

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Il popolo che ha scelto il mio cuore

Ieri ha avuto inizio la Seconda Rivoluzione Egiziana. Non ci proverò neanche a commentare o a diffondere notizie: ormai la cosa è sulla bocca di tutti, in tutto il mondo. Passerò, piuttosto, a immagini e a considerazioni personali (la bellezza della libertà di scrittura).

E’ molto dura per me non trovarmi in Egitto in questo momento. Questa volta, contrariamente alla prima, la rivoluzione pacifica ha raggiunto anche la dormiente cittadina di Dahab, nel sud del Sinai, il luogo in cui vivo e che amo come me stessa. E’ paradossale che proprio io non sia là, proprio adesso, dopo tutti i libri e gli articoli scritti e letti sul mio paese d’adozione. Ferrara, la mia città italiana, si è staccata da me, dolorosamente, a più riprese, iniziando da quando ero ragazzina. Sì, sarò soggetta a tutte le critiche che desiderate, voltare la faccia alla città che ti ha generata, eppure io resto convinta di esserci nata per caso. Il mio cuore non è qui, è in Egitto, lo è da almeno 7 anni. Ed è davvero una sfida bizzarra del destino ritrovarmi in Italia in questo momento. So che tutto ha un senso. So benissimo anche che in Italia la vita è più facile, sì, mi si può dire che sputo nel piatto in cui mangio (sempre meno, ormai solo un paio di mesi l’anno). Resta che qualcosa continua a guidarmi là più forte di un magnete, da quando ho conosciuto la semplicità di quella gente, la loro ironia, la loro spontaneità, i loro ideali che pulsano ancora, i valori che noi abbiamo perduto da un pezzo, le difficoltà VERE del sopravvivere. Continuo a scegliere questo e lo farò fino all’ultima delle mie risorse e possibilità. Ormai è chiaro che qui in Italia sono una straniera, una strana, un fantasma di passaggio. Il mio cuore in queste ore è là con loro, con il popolo che si unisce e che parla. Il popolo a cui appartiene il mio cuore, appunto, rimasto legato a un’idea dell’Italia che resiste, fisicamente e anche a costo della vita, e che oggi, dopo decenni dal tempo dei nostri eroi, non ritrovo nel paese che ha dato il via al mio percorso. Il mio corpo è in vacanza in Italia, per qualche ragione che servirà alla mia crescita. Il mio cuore e la mia anima sono là, in Egitto, con chi mi ha conosciuta davvero.

Secondo la BBC questa volta si tratta della rivoluzione più numerosa nella storia dell’essere umano. Io non so se sia vero, ma non mi stupirebbe che ciò avvenisse proprio nella prima civilizzazione di cui l’uomo abbia memoria. E poi, gli egiziani sono sempre esagerati, nel dolore come nell’amore, nell’ospitalità, nell’abnegazione. Questa mattina mi sono svegliata con in testa le immagini delle folle che riempiono tutte le strade d’Egitto. Nel dormiveglia, mi faceva sentire sicura la potenza dei milioni di persone unite, perché sentivo che contro una cosa del genere nessun dittatore né agitatore può nulla. Chissà cosa aspettano gli italiani allora, con tutte le loro perdite… Provaci tu a fermare un fiume in piena.

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“Top secret” in diretta TV

Ieri sera conferenza “top secret” tra Morsi e alti esponenti della politica egiziana sulla questione del Nilo e dell’Etiopia… mandata in onda per sbaglio, pare – una conferenza decisamente top secret, che hanno potuto ascoltarsi tutti… Le soluzioni proposte alla questione dell’Etiopia, poi, sforano la soglia della follia (“inviamo il migliore calciatore d’Africa a risolvere la questione”, “facciamo intervenire personaggi somali ed eritrei a creare il caos”, “fingiamo di essere sul punto di preparare una guerra contro di loro, con piloti americani”, e un’altra dozzina di barzellette). Il satiro Bassem Yousef ammette in Twitter di non poter più usare la sua immaginazione per il prossimo spettacolo di venerdì, perché ormai il materiale è talmente perfetto di per sé che il suo lavoro non è più necessario…

No comment, no images, no news in Italian about it…

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GLI ANGELI NERI – Chi sono i BLACK BLOC in Egitto

Traduco in italiano la bellissima intervista di Conscious Life News del giornalista free lance Omar Cherif. Se siete interessati alla situazione dell’Egitto oggi prendetevi dieci minuti di tempo per leggere: ne vale ampiamente la pena.

“Molte persone in Egitto oggi parlano del nuovo movimento emergente dei “Black Bloc”. Chi sono, cosa fanno, cosa pensano? Dopo alcune riflessioni, ho deciso di entrare in contatto con loro per saperne di più. Come alcuni di voi sapranno, io sono uno scrittore indipendente e scrivo su tutto ciò che mi interessa e questo è esattamente il messaggio privato che ho inviato alla pagina Facebook dei Black Bloc (Ndr. egiziani). Sapevo già che non erano persone in cerca di fama o attenzione o di parlare con i media, così ho voluto mostrare loro che sono in sintonia con la loro causa. Ho mandato loro diversi miei articoli pro-rivoluzione e alcuni video che ho fatto per le manifestazioni degli egiziani in Canada.
Ho anche incluso nel mio messaggio iniziale che io sono un credente nel detto: “Se vuoi ottenere qualcosa che non hai raggiunto, bisogna che fai qualcosa che non hai fatto,” – ancora una volta l’obiettivo era quello di mostrarmi d’accordo con il loro pensiero. Due giorni dopo, la loro risposta è giunta dolce ed educata.

“Ci scusiamo per il ritardo della risposta, risponderemo a qualsiasi domanda Lei desideri, Signor Omar.”

Mi sento già importante, che bello che questi anarchici parlino con me così educatamente. E questo è stato solo l’inizio di una lunga e stimolante intervista di due ore e mezza comminciata così:

“Ok, quando è nata l’idea che sta dietro i Black Bloc in Egitto in origine, e perché?”

“E ‘stata ufficialmente resa pubblica tramite questa pagina (Ndr. di FB) il 4 gennaio 2013. E la ragione per la sua istituzione è stata ciò che è successo quando gli estremisti di destra hanno attaccato i manifestanti pacifici davanti al palazzo presidenziale, ed è partita quando ha avuto inizio l’uccisione – o la “liquidazione”, per essere più precisi con la traduzione – degli attivisti”.

Per coloro che non sono al corrente della situazione, è possibile riprendere il mio articolo della scorsa settimana, l’Egitto Infuriato.

“Abbiamo poi pensato che ci deve essere una soluzione per rimanere nelle strade a proteggere i manifestanti, e dare loro la speranza, solidarietà e tutela senza essere riconosciuti. Ed è così che è nata l’idea. ”

Prima di andare avanti, vorrei spiegare perché mi avevano già conquistato usando il termine “estremisti di destra”. Beh, di solito in Egitto, coloro a cui qui si riferiscono quelli che ho intervistato vengono chiamati Fratelli Musulmani o politici islamisti, o più colloquialmente, teppisti pro-Morsi. Ma “estremista di destra?”… Sono già impressionato.

“E, a proposito,” mi sono trovato a scrivere, “Se fossi in Egitto in questo momento sarei probabilmente sceso in piazza con voi e sarei diventato uno di voi. Anche a questa età, so che potrebbe essere utile. “

L’ho seriamente pensato molte volte nel corso degli ultimi due anni in risposta alla brutalità crescente usata dal regime, specialmente quando persone che conosco personalmente sono stati colpite durante le manifestazioni. Sono una persona che non può rimanere passiva in caso di attacco, soprattutto in risposta a una protesta pacifica. Il meno che si possa fare è difendersi e difendere la propria libertà. Questo è esattamente il motivo per cui quei giovani hanno suscitato il mio interesse.

“Sapete del movimento Black Bloc fuori dall’Egitto, e siete collegati?”

“No, non siamo stati in contatto con nessuno di loro e non li abbiamo realmente cercati.”

“Ma avete sentito di loro, naturalmente, avete visto alcuni dei loro video?”

“Sì, abbiamo visto i loro video. Non conividiamo specificamente principi o convinzioni comuni e il nostro orientamento ideologico potrebbe essere in qualche modo diverso. In noi si mescolano un pò delle loro idee assieme ad altre, mentre siamo sempre attenti a rinnovare le nostre tecniche.”
Qui mi colpì ancora una volta la loro natura di pensatori eclettici e non conformisti.

“Ok”, scrissi: “Saprai che anche in nazioni moderne ci sono infiltrati o” agenti provocatori ” che sono agenti di polizia sotto copertura semplicemente travestiti da manifestanti vestiti di nero con i volti coperti, e che causano volontariamente ulteriore caos e distruzione per dare ragione alle autorità di accusare e attaccare.” Ho anche inviato loro un link di alcuni di questi agenti catturati in una protesta in Canada.

“In realtà, i Fratelli Musulmani e la polizia lo hanno già fatto, ma noi non eravamo presenti e abbiamo negato le accuse false. (Ndr. E’ stato quando) hanno bruciato un edificio appartenente all’Autorità Ferroviaria, nonostante testimoni dal vivo abbiano visto coi loro occhi uomini con barba vestiti di nero che portavano i carichi di combustibile in direzione del palazzo prima che prendesse fuoco. Hanno anche cercato di dare la colpa a noi per l’attacco armato all’Hotel del Cairo InterContinental Semiramis, anche se abbiamo partecipato nella cattura degli assalitori e poi l’Hotel ha rilasciato una dichiarazione ringraziando i Black Bloc e rivoluzionari per il loro aiuto. E molti altri colpi bassi. ”

È possibile visualizzare il messaggio di S.O.S. su Twitter inviato dall’hotel quella notte e maggiori dettagli di questa storia qui.

“Prima di andare avanti, vi mando i miei complimenti per essere uomini veri, che stanno in piedi di fronte alla tirannide e all’oppressione. Mi avete ridato fede nell’Egitto e mi avete dato la certezza che la rivoluzione è ancora viva e vegeta. Mai perdere la speranza, perché potremmo farcela prima del previsto.”Ancora una volta, mi ritrovo a digitare, come se avessi il pilota automatico.

“Ho una domanda più specifica, un mio amico pro-rivoluzione mi ha detto che uno dei suoi amici era in Via Mohamed Mahmoud durante gli ultimi eventi, quando alcuni membri del Black Bloc stavano attaccando e ci sono stati atti vandalici contro il liceo del centro. Ha cercato di entrare nell’edificio della scuola con loro, e pare che lo abbiano rifiutato e che gli abbiano anche preso il cellulare. Anche se io personalmente non ci credo, è successo davvero? “

“La nostra filosofia non comporta attaccare scuole o ospedali, e non tutti coloro che sono vestiti di nero sono Black Bloc. Siamo in giro per proteggere i manifestanti e difenderli in caso di attacchi, e sono molti. Passiamo inosservati per le strade, proprio come tutti gli altri, senza abiti neri o maschere e diventiamo “neri” solo quando necessario. Spesso andiamo in strada per proteggere noi stessi e salvare la nostra energia. Dal momento iniziale della rivoluzione del 25 gennaio, centinaia di giovani sono stati arrestati e grazie a Dio, nessuno di loro è mai stato un vero membro Black Bloc “.

“In effetti non ci avevo creduto e vi avevo difeso – pur senza conoscere tutta la verità e pur essendo a migliaia di chilometri di distanza. Il movimento ha un leader? O come si prendono di solito le decisioni? E dove pensi che l’Egitto e la rivoluzione si stiano dirigendo?”

“La parte superiore nella gerarchia è il ‘Capo’ o il leader, e ce n’è uno per ogni gruppo. A seconda della loro importanza, le decisioni vengono prese dopo discussioni tra i “Capos ‘o con la presenza di tutti i membri. L’Egitto e la rivoluzione stanno andando verso la fine. Ma con la volontà di Dio e finché siamo vivi e in grado di muoverci, le faremo raggiungere la destinazione giusta. ”

“Ho capito che siete visibili quasi solo al Cairo e ad Alessandria, avete in programma di diffondervi in altre aree della nazione?

“Alessandria e Il Cairo sono come il corpo e l’anima del paese, ma ci sono persone che seguono il nostro pensiero anche nelle aree del Fayoum, Suez, Mansoura, Mahalla, in Sinai e in altre zone, ma per il momento si tratta di gruppi dormienti che si muovono quando necessario. Abbiamo ancora un sacco di sorprese, ma quando arriverà il momento giusto.” Oh, io amo sorprese!

“Come si può aiutare, e ci sono membri femminili nei Black Bloc egiziani?”

“Ci sono diverse cose da fare e abbiamo delle priorità. È possibile scrivere su di noi e la nostra ideologia, per far sapere chi siamo veramente e per aiutarci contro la diffamazione dei media e la deformazione che siamo esposti.

Si può aiutare con forniture mediche che vengono utilizzate negli scontri.

Si può anche aiutare con materiali di autodifesa di base come petardi.

Per quanto riguarda donazioni in denaro, non ne accettiamo da nessuno perché la gente parla sempre e possiamo così evitare il rischio di peggiorarci la reputazione.

Ci sono donne tra i membri, ma il loro ruolo negli scontri è limitato a curare i feriti e sono tenute al sicuro e lontano dal pericolo. ”

“Come vi trattano i manifestanti, e disponete di un numero certo di membri?”

“All’inizio, alcuni manifestanti non ci hanno pienamente accettato o non avevano fiducia in noi, ma ora, dopo che li abbiamo protetti e aiutati in molte occasioni, sanno che non siamo alla ricerca di violenza e ci hanno riconosciuto come una parte di loro.

I numeri sono a noi noti tramite un coordinamento tra i gruppi nelle diverse città. Ci riconosciamo l’un l’altro usando segnali di cui le persone non sono consapevoli – anche quando siamo “in nero”.”

“Ho sentito che avete minacciato tutti coloro che attaccano sessualmente le donne, che cosa hai da dire su questo, soprattutto con il recente aumento del numero di attacchi?”

“Se incontreremo di questi trasgressori ovunque in Egitto, la loro punizione sarà insolita e non avremo pietà”.

“Quali sono le fonti di notizie ufficiali in cui si pubblicano le vostre dichiarazioni? E qual è l’età media dei Black Bloc in Egitto?”

“La nostra pagina di Facebook è il nostro unico sito ufficiale. E la nostra età varia tra i 18 ei 30 anni. ”

“La nostra intervista sta volgendo al termine, anche se mi piacerebbe parlare con te un’altra volta. I membri hanno subito ferite, rapimenti o uccisioni?”

“Ci sono stati tanti infortuni, ma siamo ancora in piedi e noi andiamo avanti. Non ci sono stati arresti o sequestri di veri membri dei Black Bloc “.

“E infine un messaggio per il popolo egiziano e un altro al fascismo religioso.”

“Per il popolo egiziano, siamo i vostri figli, questo è il nostro paese e non abbiamo altro posto dove andare. Rischiamo le nostre vite affinché migliorino e affinché nessuno possa di nuovo applicare oppressione o tirannia. Noi non vi chiediamo di scendere in piazza con noi, ma almeno di usare il cervello e di conoscere la verità su di noi.

Per il fascismo religioso, imparare dal crollo dei regimi fascisti in tutto il mondo e rispettare Dio secondo la vostra religione e il vostro paese. ”

“Grazie mille, sono molto contento di questo incontro virtuale, restiamo in contatto.”

“Non c’è bisogno di ringraziare, noi siamo stati lieti di restare al servizio.”

Ancora una volta, sono rimasto colpito da quanto civilizzato e ben informato sembri essere questo gruppo di resistenza, i Black Bloc egiziani. Si conclude così la mia intervista con il Capo 2 (Capo gruppo 2) ai Black Bloc d’Egitto.

———

Altre considerazioni di Omar Cherif:

Non possiamo biasimare questi giovani per voler difendere la loro rivoluzione dirottata mentre proteggono al meglio se stessi e gli altri. Ciò che ha segnato la rivoluzione egiziana è stato il suo pacifismo, ma se alcuni giovani uomini e donne coraggiosi hanno deciso di fare un passo in più per garantire maggiore sicurezza o richieste più giusto e più veloci lasciamoli essere, tutti noi sappiamo bene che non lo fanno per se stessi. Sono passati due anni dall’inizio della rivoluzione (25 gennaio 2011), e gli attivisti vengono ancora uccisi a sangue freddo, feriti e rapiti (Ndr. si veda anche il mio post sui desaparecidos). I colpevoli non sono solo nella polizia, ma anche nelle milizie armate che questo regime autoritario sta usando per mettere a tacere l’opposizione. Pochi sanno che un’idea non può mai essere messa a tacere una volta che il suo tempo è venuto, soprattutto in un paese dove il 60% della popolazione è al di sotto dei 30 anni. I giovani hanno il diritto di sognare e costruire il proprio futuro e nessuno può portarglielo via.

Come i loro omologhi occidentali, i Black Bloc che hanno avuto origine nel 1980 in Germania, e le Pantere Nere (inizialmente il Partito Pantere Nere per l’Auto-difesa) prima di loro, i Black Bloc dell’Egitto sono emersi come conseguenza diretta della brutalità continua contro i manifestanti. L’idea di farsi legge da soli, per i propri diritti e le proprie convinzioni potrebbero non essere di gradimento di tutti, ma io personalmente lo vedo come una naturale e, probabilmente, anche una sana risposta all’ingiustizia. Dopo tutto, fino ad oggi non una sola persona è stata ritenu responsabile per l’uccisione di quelle centinaia di manifestanti dalla prima scintilla della rivoluzione due anni fa. Quindi, cosa ci aspettiamo davvero? Che non ci dovrebbe essere alcuna resistenza e dobbiamo solo aspettare, solo sperando per il meglio?

Il neo procuratore generale Talaat Abdallah ha ordinato a polizia e forze armate di arrestare qualunque membro del Black Bloc, alludendo al gruppo come fautore di “attività terroristiche” e considerandoli come anti-democratici, radicali violenti di sinistra e fuorilegge. Ma come si può arrestare un’idea o membri anonimi? Alcune persone a caso sono state effettivamente arrestate perché erano vestita di nero, quanta intelligenza!

Quindi, quei giovani pro-rivoluzione che rischiano la vita per proteggere i loro fratelli, sorelle e la rivoluzione sono etichettati come terroristi, mentre le autorità oppressive e i teppisti armati degli islamisti sono liberi di vagare per il paese e fare quello che vogliono? Alcuni di questi islamisti hanno già minacciato di attaccare Black Bloc in quanto “nemici dell’Islam” – un’accusa ripetuta a chiunque si opponga a loro o ai loro presidenti.

Naturalmente la rivoluzione deve continuare affinché andiamo oltre questa triste e ingiusta realtà. In caso contrario, perché è successo, in primo luogo, e perché abbiamo perso tante vite per la sua causa? Sicuramente non per tornare alla solita vecchia storia.

Spero con questa intervista di avere aiutato i Black Bloc a chiarire che non si tratta di un gruppo di ragazzi senza cervello o violenti che cercano di bruciare e distruggere. Sono semplicemente giovani con un diverso sistema di idee che amano il loro paese e che possiedono una nobile causa.”

Ecco il mio contributo agli angeli neri egiziani, come mi piace chiamarli. E attenzione, in caso di violenti travestiti di nero in piazza o nello schermo delle vostre TV, diffidate dalle imitazioni.

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PREVISTO BLOCCO DI YOU TUBE IN EGITTO

Il Qatar sta comprando il Canale di Suez e (con la scusa dei disordini dei ribelli in strada) in tutta la zona viene introdotto il coprifuoco, da settimane.

Ahmadinejad viene al Cairo a scambiare quattro chiacchiere con Morsi e (con la scusa del controverso film anti-Islam “The innocence of Islam” che non sarebbe stato rimosso) il governo egiziano decide di bannare You Tube in tutto il paese per un mese (e sarà davvero un mese?).

Sarà tutto un caso? Esercitazioni per la Repubblica della Censura?

Vediamo di scaricare quello che ci serve prima che ci blocchino anche questo, e via al galoppo verso la realtà dell’Iran.

P.S.

Coincidenza vuole che oggi sia proprio la festa nazionale della Repubblica Islamica d’Iran (11 febbraio, dal 1979).

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L’EGITTO E I FONDI DEL QATAR

In gennaio il Ministro delle Finanze del Qatar ha incontrato il Presidente egiziano Morsi e ha annunciato l’intenzione del suo Paese di investire nella regione a est di Port Said che è adiacente al Canale di Suez, un tema molto delicato considerando la posizione strategica del porto. Salwa al-Antari, ex direttore del Dipartimento di Ricerca presso la Banca Centrale, ha detto che i fondi concessi dal Qatar in Egitto non hanno alcun vantaggio economico a parte il fatto di aver risolto alcune delle esigenze temporanee del governo. Ha aggiunto che tali prestiti non si sviluppano in veri e propri progetti di investimento, cosa che riflette l’approccio del governo in carica, approccio privo di una vera e propria strategia economica.

La conferenza stampa tenuta dal Ministro delle Finanze del Qatar non è durata più di dieci minuti. L’intenzione del Qatar di investire nella regione a est di Port Said porterebbe la zona del Canale di Suez a diventare la più grande zona franca industriale in Medio Oriente. Essa si trova tra Port Said e il lato nord-occidentale del Sinai e si estende su una superficie di 220 chilometri. Sembra che ci fosse un accordo preventivo tra i governi di Doha e del Cairo. Funzionari egiziani hanno fatto offerte speciali alla ricca delegazione del Qatar. Dopo l’incontro con il suo omologo del Qatar, il Ministro delle Finanze Egiziano ha detto che il governo si propone di attrarre investimenti del Qatar del valore di $ 15 miliardi. Ha anche accennato a concedere privilegi esclusivi al Qatar nel progetto di Port Said. Se queste concessioni persistono, la regione ad est di Port Said (Canale di Suez) – e forse altre – possono diventare semi-territorio del Qatar sul suolo egiziano (fonte Al-Monitor).

Se il Qatar ha accolto con entusiasmo l’avvento dei Fratelli Musulmani, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita sono tuttora scettici. Certo, tra gli stati del Consiglio di cooperazione del Golfo esistono disaccordi riguardo alle relazioni esterne, ma questa è la prima volta che uno di loro si allea così strettamente a un partito di cui un altro stato membro diffida così apertamente e considera addirittura dannoso. Le relazioni del Qatar con i Fratelli musulmani sono su più fronti. Partendo dai media, il Qatar ha messo al Jazeera – la risorsa non-finanziaria più preziosa del paese – al servizio della Fratellanza, e l’ha trasformata in quello che l’eminente studioso del Medio Oriente Alain Gresh chiama la “portavoce dei Fratelli”. E il canale, a sua volta, è stato più volte lodato dalla Fratellanza per la sua “neutralità”.

Sul fronte economico, il Qatar è stato molto generoso attraverso gli introiti dei suoi giacimenti di gas. L’influente primo ministro del Qatar ha infatti detto che il paese non avrebbe mai permesso all’Egitto di andare in bancarotta. Così, Doha gli ha già versato 5 miliardi di dollari per aiutarlo a far fronte ai propri obblighi finanziari, e per impedire alla sua moneta di scivolare ulteriormente. Al Ahram ha fatto sapere che – in cambio di quest’assistenza – il nuovo governo egiziano avrebbe dato al Qatar molte assicurazioni. Gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar, nel corso degli ultimi due anni, hanno capovolto quasi completamente i ruoli rispetto ai loro rapporti con l’Egitto. Sotto il governo di Mubarak, l’Egitto è stato un saldo alleato degli Emirati, mentre le relazioni col Qatar restavano tutt’al più fredde. Seguendo l’ascesa del potere della Fratellanza, il Qatar è balzato al lato opposto, diventando uno degli alleati del nuovo Egitto. (Fonte: Osservatorio Iraq).

Un attivista del nord dell’Egitto che ha assistito a tutta la rivoluzione dal suo secondo giorno alla caduta di Mubarak mi dice che si aspetta una nuova rivoluzione a marzo di quest’anno, quando scadranno i termini per gli accordi col Qatar sul progetto Port Said/Canale di Suez. Il popolo non vuole che il prezioso porto venga “dato in affitto” a un paese esterno e solo allora, finalmente e forse, potrà per la prima volta partire la rivoluzione dei ceti sociali più bassi – lui la chiama “la rivoluzione di massa dei poveri” – dopo quella dei blogger, degli studenti, dei sindacalisti, dei giovani attivisti, dei docenti, degli istruiti, degli informati e dell’intellighenzia egiziana. Forse, gli strati più bisognosi della popolazione devono ancora imparare qualcosa, devono interiorizzare la rivoluzione, devono distinguere chi fa il loro interesse e chi li usa solo, sotto l’egida del solito, povero e abusato Dio.

Pareri, sì, ma pareri interessanti.

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Port Said e Canale di Suez

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L’EGITTO OGGI – Nuovi martiri e desaparecidos

Pare che questo grande, importante e fiero paese continui ad esigere sacrifici e sangue per potersi trasformare in qualcosa di diverso da ciò che il popolo non vuole più (oppressione, menzogna e corruzione). Non so più se si parli di primavera araba o di inverno, le opinioni nel giornalismo sono tante – a mio parere si tratta di una primavera dura e sofferta che in questi due anni ha visto appena solo il suo inizio. I boccioli dei fiori si stanno dolorosamente formando, ma sono sotto la neve.

L’attivista Qorany, noto anche come Kristy, è stato ucciso durante gli scontri recenti nelle vicinanze del palazzo presidenziale nel quartiere Heliopolis del Cairo. Il capo della Associazione Medici Tahrir, Mohamed Fetouh, afferma che il compagno attivista Kristy sia stato oggetto di “omicidio premeditato”. Secondo Fetouh, Kristy era tra gli attivisti più influenti. Ha svolto un ruolo importante per la scoperta l’ipocrisia del gruppo islamista e del Presidente Morsi che ad esso appartiene. “Non solo è stato un attivista sul social network, ma anche uno dei più impegnati e impulsivi attivisti sul campo. Ciò avrebbe potuto rendere compito facile rintracciarlo tra i numerosi recenti attivi gruppi rivoluzionari da parte degli istituti di vigilanza e della Fratellanza” ha detto Fetouh.  Fetouh parla anche di una “linea temporale degli eventi, ripetute uccisioni di attivisti e somiglianza della tattica”.

Diversi giovani attivisti sono stati uccisi di recente, suscitando dubbi sul fatto che le uccisioni siano una coincidenza.

Lunedì era morto Mohamed Mohamed El-Gendy, 28 anni, dopo essere stato torturato e massacrato in custodia della polizia dopo il suo arresto in una manifestazione di protesta in Piazza Tahrir il 27 gennaio. Un altro membro del movimento, Amr Saad, è morto domenica dopo essere stato ferito durante gli scontri di venerdì davanti al palazzo presidenziale di Heliopolis, Cairo. Nel mese di dicembre 2012, il fotoreporter Al-Hosseini Abu Deif, 33 anni, è stato ucciso durante gli scontri tra sostenitori e oppositori del Presidente Mohamed Morsi dopo essere stato colpito da proiettili veri, sparati da ignoti. Secondo gli attivisti, Abu Deif, che è stato anche un membro del movimento di sinistra Kefaya, è stato “preso di mira e assassinato” dai Fratelli Musulmani per il fatto di documentare le violazioni del gruppo e gli assalti di manifestanti (riassunto da “Al Ahram Online”).

Si legge in internet inoltre (“Osservatorio Iraq”) che dall’inizio della Rivoluzione Egiziana 2 anni fa ad oggi, con un recente incremento, venga applicata la strategia terroristica di sequestrare cittadini, attivisti, giovani e bambini dalla piazza e farli scomparire nel nulla per seminare il panico tra la popolazione in subbuglio. La notizia mi ha colpito per la sua scarsa visibilità e per il suo contenuto raggelante, la potete trovare qui: i desaparecidos del Cairo.

Nei centri nevralgici del paese e della capitale gli egiziani continuano a sacrificare le proprie vite o a metterle a repentaglio per ottenere un cambiamento e per onorare coloro che per la rivoluzione sono morti prima di loro.

Dall’altra parte del tavolo, invece, un politico folle (Mahmoud Shaaban) afferma che sia legittimo uccidere i leader dell’opposizione (sarà parente dell’assassino di Chokri Belaid in Tunisia?) e qualcun altro, salafita (Abu Islam), che non sia illecito violentare le donne che manifestano in Tahrir Square, perché ci vanno per questo.

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CHI E’ L’ESERCITO E CHI SONO I FRATELLI MUSULMANI

Non mi resta che copiare qui, parola per parola, il credo dei Fratelli Musulmani dal bel libro di Francois Massoulié (“I conflitti del Medio Oriente”) perché non c’é stato verso di trovare lo stesso brano in internet (almeno non in italiano). Questi i principi fissati fin dagli esordi del movimento, 1928, principi validi ancora oggi.

1. Credo che tutto sia sotto l’ordine di Dio; che Maometto sia il suggello dell’intera profezia indirizzata a tutti gli uomini, che la ricompensa (eterna) sia una realtà, che il Corano sia il libro di Dio, che l’Islam sia una legge completa per guidare tanto questa vita che l’altra.

2. Prometto di recitare (ogni giorno) per me stesso una parte del Corano, di attenermi all’autentica Tradizione, di studiare la vita del Profeta e la storia dei suoi seguaci.

3. Credo che l’azione giusta, la virtù, la conoscenza siano tra i pilastri dell’Islam. Prometto di agire con rettitudine, compiendo le pratiche religiose ed evitando le cose cattive: mi dedicherò ai buoni costumi, avrò in orrore i cattivi, diffonderà per quanto possibile le abitudini musulmane, preferirò l’amore e l’affetto alla rivalità e alla condanna, non ricorrerò ai tribunali se non costretto, difenderò i riti e la lingua dell’Islam e lavorerò per diffondere le scienze e le conoscenze utili a tutte le classi della nazione (…).

4. Credo che il musulmano sia responsabile della sua famiglia, che debba conservarla in buona salute, nella fede, nei buoni costumi. E prometto di fare il possibile per questo e di inculcare gli insegnamenti dell’Islam ai membri della mia famiglia.

Non permetterò che i miei figli entrino in una scuola che non preservi le loro credenze e i loro buoni costumi. Toglierò loro ogni giornale, libro, pubblicazione che neghi gli insegnamenti dell’Islam e altrettanto farò per le organizzazioni, i gruppi, le associazioni di tal fatta.

5. Credo che il musulmano abbia diritto a far rivivere l’Islam attraverso la rinascita dei suoi diversi popoli, e che la bandiera dell’Islam debba coprire il genere umano e che ogni musulmano abbia per missione di educare il mondo secondo i principi dell’Islam. Prometto di combattere per compiere questa missione finché vivrò e di sacrificare per questo ogni mio avere.

E questo è quanto. Riguardo Shafiq, l’ex regime e l’esercito al potere in Egitto dalla caduta della monarchia (rivoluzione del 1952), proprio ieri sera su un canale austriaco hanno mandato in onda un programma molto interessante in cui venivano intervistate le due donne diventate “famose” per via degli scatti che hanno fatto il giro di tutto o giornali del mondo (quella fotografata da dietro durante l’arresto e la donna denudata dal reggiseno blu). Queste due attiviste, assieme ad altre dello stesso calibro, diventate il simbolo della resistenza egiziana, raccontano nei dettagli come nell’autunno 2011 in seguito all’arresto di piazza sono state torturate e seviziate dai militari, sottoposte a violenze sessuali, pestaggio con stivali, obbligate a leccare il pavimento, sottoposte a “test di verginità” mentre venivano guardate da decine di soldati. Una di loro è tornata a casa con un braccio rotto, entrambe si sono curate lividi e ferite per quasi un mese.

La ragazza dal reggipetto blu riceve i giornalisti senza farsi riprendere, in incognito, nel deserto, in un accampamento beduino, per non correre rischi. Lei è stata lasciata dal fidanzato in quanto il suo corpo è stato visto da tutti. La stessa frase la ripete la guida egiziana dei reporter che sono andati al Cairo a girare il servizio: “E’ musulmana, queste cose non si fanno”, come se non si fosse reso conto che la violenza l’ha subita lei e che a denudarla in pubblico trascinandola è stato un manipolo di uomini armati, al comando dello SCAF.

Ecco chi sono i Fratelli Musulmani (o Non-Musulmani, come li chiama giustamente l’amica blogger Baraem) ed ecco chi é Shafiq, chi é Tantawi, chi é l’esercito in Egitto.

A voi le 2 foto, e come loro, migliaia di altre persone.

P.S.

L’Islam non é questo.

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“IL GOLPE BIANCO”

Qui una mappa dei risultati elettorali in Egitto (le elezioni si sono chiuse ieri sera, 17 giugno).(Cliccare sulle varie località per vedere il numero dei voti).

Lo SCAF manterrà gran parte dei poteri, potere legislativo e di bilancio, veto sulle norme della nuova costituzione, il potere di dichiarare guerra ed altro, il nuovo Presidente apparentemente potrà solo formare il governo, e le nuove elezioni parlamentari avverranno solo a costituzione riscritta. Queste le ultime news dall’Egitto.

L’ufficializzazione del voto avverrà nei prossimi giorni ma più che smentite o nuovi colpi di teatro a preoccupare gli egiziani democratici è la via intrapresa con ostinazione e scaltrezza dalla lobby delle Forze Armate. Se non vorranno smentire ciò che hanno più volte annunciato il 1° luglio passeranno la mano al nuovo presidente che avrà però un campo d’azione limitato dalle ulteriori misure a proprio favore che Tantawi e generali si sono dati in questi ultimi giorni.” (Fonte: http://www.agoravox.it/Elezioni-in-Egitto-il-quasi.html).


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