Reciproci feedback

Sono molte le persone che in questi giorni mi mandano lettere o messaggi privati lusinghieri. Vi ringrazio di cuore e dico agli italiani tra questi che come voi siete fieri di me, io lo sono di voi, in quanto ritengo che solo chi abbia imparato a usare la propria testa, anche al di fuori del gregge (con tutti i pericoli e le solitudini  che questo comporta) potrà ancora, un giorno, risollevare l’Italia e la sua dignità.

Per contro, poi, ricevo naturalmente anche alcune critiche. Ringrazio chi me le ha mosse, perché mi permetterà di rendermi più chiara d’ora in mi fa sentire in dovere di puntualizzare meglio in particolare un paio di punti, in un linguaggio molto semplice e immediato, sui pattern più ricorrenti di alcuni feedback. Chiedo inoltre scusa per eventuali commenti o note inavvertitamente sfuggitimi sul social network. Pagina: La verità sull’Egitto dopo il 30 giugno.

Punto uno. Io non sono pro-militari o pro-regime militare in assoluto: credo nella democrazia, nel potere del popolo. Questo non significa che non trovi doveroso accettare, e addirittura lodare, in questi ultimi giorni, l’intervento militare richiesto a gran voce proprio dal popolo in Egitto (o da gran parte di esso: ricordiamo i 30 milioni di cittadini nelle piazze il 30 giugno, che credo essere un dato molto più loquace di qualunque percentuale nelle elezioni – e chi li metterebbe insieme, 30 milioni di voti unanimi, più di un terzo di tutto il paese?). Non solo richiesto a gran voce dal popolo, ma intervento militare di un esercito che sta arrestando (e non uccidendo) ormai una lunga lista di terroristi tra i nomi più ricercati al mondo da anni, es. Safwat Hegazi (uno dei capi più pericolosi dei Fratelli), il capo spirituale dei Fratelli Badia (l’America parla di violazioni di Diritti Umani anziché conferire premi all’esercito che li aiuto nella loro “lotta al terrorismo”); Beltaghi, organizzatore di attentati; El Zawahri, fratello del leader di Al Qaeda;  Hassan Malek, primo finanziatore dei gruppo dei Fratelli; Sobhi Saleh dei Fratelli, Murad Ali, portavoce del partito politico dei Fratelli, Safwat Hegazi, uno dei capi dei Fratelli e tanti altri. Come potrete rendervi conto, avendo concentrati ora in territorio egiziano i massimi vertici del terrorismo internazionale (ricercato dagli stati occidentali da anni lunghi e cruenti), questa è una situazione di altissima allerta e di estrema emergenza. E’ ovvio che da qui a parlare di un regime militare ci passa il mare. E’ stata presentata una road-map da portare a termine, l’esercito egiziano non detiene il potere assoluto ed è in carica un presidente ad interim, Adly Mansour, il cui intento è quello di arrivare a vere elezioni regolari per poter davvero instaurare un governo stabile, eletto dal popolo – governo che non diventi una dittatura appena ti distrai un attimo.

Punto due. Io non ho mai supportato in alcun modo alcuna strage, né ho mai gioito quando ne ho avuta notizia. Se questa fosse l’idea che ho reso. significherebbe davvero che, a causa del filtro della virtualità, sono stata compresa male, o mi sono spiegata male, o in modo non approfondito. Specifico che parlate con una persona che salva anche una formica dalla doccia prima di aprire l’acqua e che l’altro giorno ha salvato una coccinella dal largo, riportandola a riva come una pazza… Se chi muore, in questi giorni, è più probabilmente un fornaio o un portinaio che un terrorista, come mi è stato detto accusandomi di creare scompiglio. è perché un militare non si può permettere di sparare a vuoto, un terrorista sì.

Lungi da me l’idea di appoggiare un massacro, ci mancherebbe, nella mia spiritualità la vita è quanto di più sacro sia di nostra conoscenza… Io credo che qui si tratti ormai di una questione più esistenziale che politica. Infatti, non faccio che chiedere da più parti quale sia l’alternativa, la via d’uscita e il modo più saggio di comportarsi quando qualcuno cerca di uccidere te. Nessuno ha ancora risposto con una risposta pratica e praticabile, neanche El Baradei, così io continuo a cercare… Quindi, ritengo che sia troppo facile dire: “Io sono per la pace a tutti i costi”, a priori, senza indicare una valida via di uscita quando ne va della nostra stessa incolumità. Anch’io sono per la pace, lo siamo in tanti! Se la risposta è quella di Gesù (porgere l’altra guancia) o di Ghandi, i cui uomini si son fatti uccidere a file con grande coraggio durante la resistenza passiva, pur di non divenire loro stessi dei violenti, beh, purtroppo non siamo un’umanità fatta di Gesù e di Ghandi e non siamo pronti a morire vittime di persone o movimenti che non riteniamo nemmeno nemici degni (e, personalmente, anche questo fa la differenza). Oppure, la soluzione sarebbe davvero quella di farci uccidere tutti per lasciare piazza libera a dei terroristi e torturatori, ma, in questo caso, dove la mettiamo la sacralità della vita che ci è stata data? E dove le mettiamo la civiltà e la cultura custodite ed accresciute fino ad oggi? Forse che la nostra vita vale meno di quella del terrorista che sta cercando di ammazzarci?

Inoltre, sposando questa tesi, ci avvicineremo di molto al loro stesso credo: morire per farci grandi, per salvarci, perché noi abbiamo ragione (e saremo martiri) e loro hanno torto. Come vedete, anche se, mi rendo conto, si tratta di semplici commenti en passant in un social network, non la farei tanto facile, vi direi, perché la questione si potrebbe approfondire per intere bibliografie e, ripeto, riguarda questioni esistenziali, non meramente politiche.

Punto tre: se per caso mi ritrovaste amica-di-Facebook con una giornalista che vi sta antipatica o che ha detto il falso o con un sostenitore dei terroristi, vi ricordo che, certamente come gli altri miei colleghi blogger in questo periodo, ricevo decine e decine di richieste d’amicizia e commenti e non vado tanto per il sottile nell’accettare virtualmente le persone; vi ricordo che anche molti sostenitori dei Fratelli bluffano con l’immagine del Sisi nel profilo per poi spiare gli altri o intervenire nelle discussioni con deliranti sermoni ad Allah, quindi: 1) non mi interessa se qualcuno mi spia, dato che non ho nulla da nascondere; 2) le mie amicizie virtuali non rispecchiano le amicizie che stringo nella vita reale, che è anche l’unica in cui le persone si possono conoscere reciprocamente a fondo.

Punto quattro: lo so benissimo che esistono anche sostenitori del deposto Presidente Morsi che non sono in strada a bruciare le auto della polizia, a lanciarle dai ponti o a fare i cecchini, ma sono comuni cittadini e lavoratori egiziani, magari asserragliati in casa in questi giorni – anche se non mi spiego come possano giustificare l’atteggiamento disumano degli altri. Comunque, sarebbe da pazzi pensare che stiamo o tutti da una parte o tutti dall’altra (tutti pro-militari da un lato e tutti terroristi armati dall’altro). Per favore, cerchiamo di non essere assolutisti: le vie di mezzo, come al solito, sono tante (povera gente assoldata dall’organizzazione criminale per garantirsi la sopravvivenza, profughi siriani sistemati nello stesso modo, disinformati vari e in buona fede, ecc. ecc.). Da adesso in avanti, per essere più chiara, non chiamerò più i fuorilegge assassini “Fratelli”, ma li chiamerò ben più chiaramente “terroristi”, perché di questo si tratta: di un’organizzazione internazionale che sovrasta di gran lunga un unico partito egiziano e scavalca alla grande le semplici dicotomie religiose cui accennano i confusionisti. Così ci capiremo tutti meglio ed eviteremo anche noi le gravissime confusioni linguistiche di cui è vittima il nostro giornalismo. Ma, lasciatemelo dire, che soddisfazione poter usare per una volta a proposito la parola “terroristi”, da me stessa censurata dal mio vocabolario per tutti questi anni in cui Stati Uniti e Occidente definivano tali comodi capri espiatori e soprattutto inesistenti fantasmi, gli spauracchi, soprattutto allo scopo di controllarci e di dividerci con la paura…

Punto cinque. Quando mi dite che sono coraggiosa. Grazie mille, ma… perché? Dico solo quello che penso e non sono in guerra. Credo che meritino questo aggettivo ben altri eroi, come i volontari nel campi di primo soccorso, i reporter professionisti o improvvisati (quelli veri) dalle zone calde, anche solo i semplici cittadini che si ostinano a condurre una vita normale sotto la minaccia di sequestri e sevizie, ecc. Comunque, grazie.

Punto sei ed ultimo. Abbiamo il grande privilegio e piacere di scrivere liberamente e senza filtri. Non siamo tre gemelli né cloni, dunque a volte i nostri stili e le nostre differenze caratteriali possono rivelare anche  differenze nel modo di reagire a eventi o notizie. Ma quanto ai fatti, siamo uniti e compatti. Ricordate tutti inoltre che nessuno è giustificato nel prendere per oro colato le parole di nessuno, ricordate che siamo esseri umani e siamo, come tutti, soggetti all’errore e a uno studio in continua evoluzione e che non stiamo scrivendo la Bibbia. Stiamo scrivendo la verità per come la riteniamo tale, per quanto approfonditamente ve la possiamo dimostrare, guidati dalla più genuina e sincera passione per essa e per questo paese, non retribuiti da nessuno e lo facciamo documentandoci di continuo e con la massima scrupolosità che è in nostro potere, ricercando ogni giorno obiettività ed equilibrio. Speriamo di esserne capaci.

Grazie. S. Serravalli

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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