Ultimissime dall’Egitto

Come nella rivoluzione precedente, dopo i primi tre giorni di pace e festa, da ora i fatti iniziano a correre in maniera più frenetica e i blogger e i gruppi di FB egiziani (e Twitter) diventano ufficialmente più informativi e aggiornati dei mass media ufficiali. Tra questi “Operation Egypt”, “Egyptian streets” e tanti altri, soprattutto in inglese e arabo.

Questa mattina 23 vittime nella zona dell’Università del Cairo, brutto risveglio. Qualcuno tra le due fazioni (pro-Morsi e anti-Morsi) ha iniziato a sparare, o più probabilmente agitatori inviati apposta dal regime, come da copione. Traduco in parte dal gruppo di Facebook “Operation Egypt”, sempre aggiornatissimo.

Un gruppo speciale delle Forze armate si è dislocato in Piazza Rinascimento e nei dintorni dell’Università del Cairo al fine di individuare e fermare gli uomini armati che hanno ucciso almeno 22 persone e ferite oltre 200. Almeno due agenti di polizia sono stati tra quelli uccisi nelle sparatorie dai tetti degli edifici durante gli scontri tra la polizia e gli uomini armati, risultanti essere islamisti.

Nel frattempo, in seguito all’eruzione di scontri e poche ore dopo il discorso del presidente, la pagina ufficiale delle forze armate egiziane ha dichiarato: “Giuriamo a Dio che sacrificheremo anche il nostro sangue per l’Egitto e il suo popolo, per difenderli contro qualsiasi terrorista, radicale o pazzoide.”
A seguito di questa dichiarazione, testimonianze oculari indicano che l’esercito e la polizia hanno aumentato la loro presenza intorno a piazza Tahrir, Itihadeya e alla periferia dell’Università del Cairo al fine di ‘garantire spazi di protesta’ e ‘proteggere il popolo’.

Nel frattempo, l’anziano capo dei Fratelli Musulmani, Mohammed El-Beltagy, e lo stesso Morsi avvertono riguardo un “massacro imminente” e invitando i suoi sostenitori a lottare per la legittimità del Presidente. A proposito di questa “legittimità”, ricordo che durante le elezioni i Fratelli Musulmani stavano ancora cercando di comprare nuovi elettori distribuendo cibo e lettere/volantini alle code di votanti in attesa del proprio turno, che è l’unico partito che ha potuto godere del sostegno economico di Paesi quali il Qatar e che, se il Presidente da ieri ventila l’ipotesi di disordini e insiste a restare al potere “per evitare spargimenti di sangue”, sarà lui stesso, com’era prevedible dall’inizio della festa, a inviare i soliti brainwashed agitatori sociali.
Tanto per rendere l’idea della stabilità mentale di questo “Presidente”, nelle ultime ore ha accusato di “apostasia” chi lo avversa, neanche fossero dieci persone. Di nuovo tradotto dal gruppo di cui sopra: “L’accusa di apostasia in alcuni paesi, come il nostro, non è un insulto, no: si tratta di una minaccia di omicidio. Così Morsi & Co. minacciano tecnicamente decine di milioni di egiziani con la morte per aver osato opporsi alle loro decisioni sbagliate. Che razza di democrazia è quella che non può avere alcuna opposizione? Perfino il partito salafita (Ndr: propugnatori di una rinascita culturale islamica), Al Nour, si oppone chiaramente alle decisioni di Morsi. Sono dei diavoli pure loro?”

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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