Morte allo stadio

In Egitto oggi pomeriggio, 1 febbraio, ci sono stati almeno 73 morti durante una partita allo stadio di Port Said in seguito a disordini, violenza e fiamme. Questa sera era in programma per lo stesso campionato la partita di altre due squadre locali al Cairo, ma dopo il primo tempo hanno deciso in modo spontaneo e pacifico di sospendere il campionato per quanto detto sopra (ma non sono mancati incendi appiccati anche nello stadio del Cairo). La cosa più grave è che pare sia stato tutto programmato e voluto, perchè nè l’esercito nè la polizia presente ha mosso un dito per intervenire.

“Molti dei presenti hanno sottolineato l’assenza visibile e quasi completa delle forze di sicurezza e additato l’abbandono da parte loro del regolare protocollo per garantire le partite come la ragione principale per la morte di così tante persone in meno di un’ora. […]”  “Quello che è successo non può essere una coincidenza. Questo massacro e tre rapine a mano armata sono avvenuti solo un giorno dopo che il Ministro dell’Interno è venuto in Parlamento cercando di convincerci dell’importanza di mantenere lo stato di emergenza“, dice Ziad El-Elaimy, un parlamentare del Partito Socialdemocratico, in un’intervista televisiva. […]
“Questo è un massacro. Non ho mai visto tanti corpi morti in un solo posto in una sola volta in tutte le guerre a cui ho assistito”, ha detto a Port Said Al-MP Badry Farghaly in un’intervista televisiva.” (Egypt Independent). Questo avviene dopo una settimana di altri disordini minori in giro per l’Egitto (in una settimana: rapina a mano armata da parte di due beduini a Sharm El Sheikh con sparatoria e una vittima, rapina in banca al Cairo,  spari nella vecchia Sharm qualche ora fa). Questo non significa che l’Egitto sia meno sicuro di una metropoli italiana o di certe zone d’Italia o d’Europa: tre rapine in banca in un anno sono una media molto buona rispetto a quello a cui siamo abituati noi a casa nostra. Io stessa ero a Sharm El Sheikh ieri e non ho proprio notato nulla di strano se non una giornata stupenda mentre in Italia imperversa un inverno polare. Il mio contatto degli scorsi post, rivoluzionario e attivista del Movimento Del 6 Aprile Mister Shereef, sostiene addirittura che tutti questi atti criminali siano stati organizzati. Il mio intento è fare informazione, non fare terrorismo, come sta troppo spesso avvenendo ad opera di privati sui social network come Facebook, o giornalisti fai-da-te improvvisatisi tali in un momento di euforia. A volte in un momento di frustrazione attizzata da cause ben più nostrane e ben meno egiziane.

In Egitto hanno sospeso la legge d’emergenza dopo 30 anni solo il 24 gennaio, per evitare che ci fossero delle proteste ancora più violente il 25, anniversario della rivoluzione. Ma adesso le forze dell’ordine stanno facendo di tutto per indurre la gente, stremata, a dire “era meglio prima”, strategia vecchia come il mondo. La cosa triste è che qui ci sono persone che non si meritano un Paese in questo stato. Donne curiose, avide di conoscenza o prodighe di essa, di entusiasmo e di volontà. Ragazzi di valore, fieri, ambiziosi, capaci, che alla fine non trovano altra strada per esprimersi che la fuga (dei cervelli) all’estero, o la sottomissione allo stato delle cose, in un continuo subbuglio di odio e amore verso la propria terra. Dopo 30 anni di dittatura, probabilmente questo è un passaggio fisiologico e necessario. La via per la liberazione è lunga e tortuosa, ma questi ragazzi se la stanno cavando bene – in pochi minuti la verità viene a galla in tre lingue su internet, ci aggiornano dalle piazze, dagli appartamenti, dalla stessa Tahrir. E auguro presto all’Egitto di raggiungere la sua nuova epoca di alta civiltà, perché ha in potenza tutte le carte in regola per farlo. Una volta disinnescato il potere della “vecchia guardia”.

(Attendiamo gli sviluppi su queste ultime vicende nei prossimi giorni).

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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