PARTITI E IL VENERDI’ DE “LA RIVOLUZIONE CONTINUA”

Il panorama politico che si è presentato in Egitto alle elezioni per questa prima tornata alle urne ha visto “un totale di 40 partiti (la metà dei quali sono nati dopo la rivoluzione di gennaio) e, semplificando, 4 coalizioni: i partiti islamisti, i liberali, i partiti giovanili e quelli di sinistra. Tutti si sono dovuti porre il problema di come fare per farsi riconoscere più facilmente, considerando anche il fatto che molti elettori sono semi-analfabeti. Il risultato è stato il proliferare di centinaia di simboli – il Guardian dice più di 250 – tra cui forni, pianoforti, ombrelli e spazzolini da denti” (fonte: Ilpost.it).
Mi piacerebbe offrire uno schema preciso dei partiti presenti in Egitto e delle loro coalizioni, vista la molta confusione al riguardo nel nostro Bel Paese. Vorrei mostrare la differenza tra il prospetto dei partiti politici in Egitto pubblicato in Wikipedia in inglese: http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_political_parties_in_Egypt e quello in italiano: http://it.wikipedia.org/wiki/Categoria:Partiti_politici_egiziani. E questo è solo uno specchio della situazione dei mass media, i nostri da una parte, e gli altri dall’altra. Perché la diffusione maggiore o minore di una lingua nel mondo (quale possono essere l’inglese o lo spagnolo rispetto all’italiano) deve corrispondere per forza a una maggiore o minore quantità di informazione rilasciata? Non possiamo fare in modo che per quei 60 milioni di italiani l’informazione fruibile sia altrettanto dettagliata e analitica di quella anglofona?
Oggi volevo accingermi a tradurre tutto il grafico della versione in inglese di Wikipedia dei partiti presenti in Egitto, ma non riesco a trovare il modo per pubblicare in un post il grafico a 9 colonne che potete osservare in quella pagina. Si accettano consigli utili a tale scopo. In ogni caso, nel frattempo potremmo consultarlo in inglese e potremo così anche osservare quanti partiti sono nati nei mesi preparatori a queste elezioni. Diverse persone sostengono che ci siano state molte manovre losche nel calcolo dei voti e nella gestione di queste elezioni, ma parafrasando parole della Camusso di oggi stesso, credo che come noi anche gli egiziani possono sapere bene e anche accettare di essere indeboliti, e pure raggirati, ma non di essere sconfitti.
Dunque, secondo Wikipedia, traduco: “La politica egiziana soggiace a circostanze uniche e spesso sfida la semplice classificazione in termini di spettro politico. Ci sono attualmente più di 20 partiti politici registrati in Egitto. I gruppi sono a volte associati con la sinistra o destra, soprattutto in ambienti internazionali, in base alla loro posizione sulle varie questioni. Mentre l’attuale costituzione egiziana vieta la formazione di partiti politici basati sulla religione, ci sono partiti che cercano di creare leggi che seguano la sharia islamica, e di mantenere l’articolo della costituzione che afferma che la sharia è la fonte originale della legislazione, mentre altri sostengono la formazione di uno stato laico.” E ancora: “Il 28 marzo 2011, il Consiglio ha introdotto una legge che sollevi le restrizioni nella creazione di nuovi partiti politici in Egitto. La legislazione tuttavia viene ancora criticata come discriminatoria. Secondo tale legge, i nuovi partiti sono ora tenuti ad avere almeno 5.000 membri provenienti da almeno una decina di province dell’Egitto. Originariamente i nuovi partiti erano tenuti ad avere solo 1.000 iscritti. […] E i leader dei nuovi partiti sono tenuti a raccogliere almeno un milione di lire egiziane per pubblicare i nomi dei soci fondatori in due quotidiani diffusissimi, visti come favorevoli agli interessi dei più benestanti. Inoltre i nuovi partiti non possono fondarsi su una base religiosa o di classe, escludendo così la formazione di partiti islamici o di settore.”
Faccio notare che esistono grosse differenze di vedute tra le varie fazioni all’interno dello stesso gruppo dei “Fratelli Musulmani”, quindi se mai una semplificazione non è mai sufficiente né attendibile, riguardo questo Paese essa non avrebbe proprio senso.
Nel frattempo, è sempre molto interessante l’interazione con egiziani qui in Sinai o presenti a Tahrir, dove il sit in di massa continua, o con quelli che vanno avanti e indietro e tornano da là con una sorta di flash negli occhi. Che sia morto un altro di loro ieri l’ho saputo da un ragazzo tornato in Sinai ieri sera. Chi resta a Tahrir chiede un governo di salvezza nazionale e non riconosce valide le elezioni per un parlamento che non avrà potere. Alcuni passano ore ogni giorno saltando tra Facebook e Twitter e tra due alfabeti. Uno di loro mi dice che con Twitter in Egitto sai le cose più velocemente che con Facebook. E che se io mi stupivo di sapere le cose ore prima che arrivassero in TV, quelli come lui le sanno addirittura prima che accadano. E non credo che scherzasse.
Il nome del venerdì appena passato è stato: “La rivoluzione continua” e “Il venerdì per onorare i martiri”. Voglio pubblicare qui un’immagine molto significativa riguardo l’indomito spirito di questi “ribelli” che di fronte alle difficoltà riescono sempre a inventarsi una scappatoia, un modo nuovo per difendersi, pur di non rassegnarsi mai all’idea che esista qualcosa di insuperabile.  Infatti, mi sto convincendo che non esista, e che sia tutto sempre e solo una questione di tempo.

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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