LA DATA STORICA

L’Egitto alle urne per le prime elezioni libere in 40 anni, prima tranche, Cairo, Alessandria, Assiut, Port Said e Luxor. Il dibattito se boicottare o meno le elezioni si è intensificato nelle ultime 24 ore. Ne parlano tutti. Chi ha preferenze per uno o per l’altro candidato dice che si trova costretto a scegliere, insieme a quell’unica persona pulita, una gang di corrotti sulla sua scia sotto la stessa coalizione. E come prima dimostrazione della libertà acquisita a suon di martiri dal popolo egiziano, l’attuale governo ha deciso di multare chiunque si rifiuti di votare per una cifra di l.e. 500, uno sproposito pari a circa una metà di uno stipendio mensile medio – evviva il libero arbitrio. Su Facebook si diffondono numeri utili per la segnalazione di eventuali scorrettezze. Per ora tutto sta procedendo apparentemente con ordine e in modo pacifico per queste elezioni dallo sfondo surreale, nemmeno precedute da una vera e propria campagna elettorale. Alcuni dicevano che i partiti in lizza sono 38, altri più di 60… Vox populi.

A Piazza Tahrir, dove il sit in di massa prosegue, iniziato venerdì come forma di protesta per l’elezione del nuovo Primo Ministro ed ennesimo ex uomo di Mubarak, queste elezioni sono viste come un modo per distrarre l’opinione pubblica e come un modo per legittimare un governo militare intrinsecamente illegittimo. Lo stesso governo che ha versato sangue dei suoi cittadini per le strade appena pochi gorni addietro dovrebbe presiedere alla trasparenza delle elezioni dei suoi stessi…”sudditi”. Attivisti su Twitter dicono che la rivoluzione vera è per le strade, non alle urne. E io mi accingo a tradurre un altro contributo del mio contatto live da Tahrir, che ringrazio.

“Scusa il mio ritardo, sono stato a Tahrir tutti questi giorni e contemporaneamente a lavorare alla nostra coalizione politica preparando le elezioni.
Grazie per aver chiesto di me… e grazie mille anche per i tuoi sforzi nel portare turisti in Egitto, abbiamo davvero bisogno di questo ora, il mio lavoro e il lavoro di milioni di egiziani e di tutta l’economia dell’Egitto dipende da questo. Attualmente ci sono quasi solo turisti dalla Russia, ma viene chiesto loro di evitare di andare al Cairo, Assuan e Luxor non possono permetterseli, con il risultato che milioni di egiziani sono colpiti da ciò che sta accadendo, e purtroppo non hanno i mezzi per essere pazienti e tolleranti in attesa dei risultati della nostra rivoluzione, in quanto dipendono da questo reddito quotidiano per sostenere le loro famiglie! La formula che ne deriva è che essi stessi diventano nemici della nostra rivoluzione -, fatto ironico, visto che abbiamo iniziato la rivoluzione soprattutto per loro…
Vedremo come andranno le cose, lo dico come membro di uno dei gruppi leader che ha dato inizio alla rivoluzione: siamo ancora in Tahrir cercando di implementare le nostre richieste giuste ed eque, siamo contrari alla nomina del nuovo Primo Ministro, che è stato per così tanti anni in servizio sotto il regime di Mubarak. Abbiamo grande rispetto per l’uomo che ha dimostrato di essere, ma ogni figura del vecchio regime sarebbe solo un proiettile al cuore delle centinaia di persone che hanno perso la vita per la libertà – significherebbe che sono morti invano.
Siamo ancora nella stessa situazione: protestiamo pacificamente, tentando il più possibile per evitare qualsiasi spargimento di sangue …”

Aggiungo una mia considerazione… Gli egiziani reazionari e sostenitori del vecchio regime, cittadini e politici, sono convinti che dietro la rivoluzione vi siano potenze straniere che abbiano lavato il cervello a chi si dichiara pro-democrazia per indebolire l’Egitto e la sua integrità. E gli egiziani rivoluzionari e pro-democrazia, cittadini e politici, sono convinti che dietro la contro-riviluzione vi siano potenze straniere che abbiano a cuore il controllo del paese da parte di un regime militare e filo-occidentale per indebolire l’Egitto e la sua integrità.

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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