The Wall

THE WALL – 12 settembre 2011

Cos’è successo al Cairo nei giorni scorsi? Credo che nessuno possa raccontarlo meglio, nella nostra lingua, di chi lì vive, come Baraem, di cui incollo qui sotto il resoconto. Non prima di un mio commento: sono stata convinta dal primo momento dell’ultimo venerdì, e del suo protrarsi nella notte con il caos davanti all’Ambasciata Israeliana della capitale egiziana, che la furia del popolo non sia stata totalmente focalizzata sulla questione-Israele, ma che quello fosse anche e soprattutto un modo per farsi sentire. E’ stata un’altra esplosione da parte di un popolo esausto che dalla caduta di Mubarak non riesce a ottenere il rispetto che merita e che ha meritato a suon di martiri (più di mille, anche se in Italia il conto si era fermato a 864…). E costruire anche un MURO davanti all’ambasciata israeliana, dopo giorni di sit in e dopo il memorabile episodio del “flag-man”, l’uomo-bandiera (vedere mio ultimo post), dopo che in Egitto i blogger continuano ad essere arrestati anche ad oggi e che era stata perfino introdotta una legge contro gli scioperi, è stata davvero una provocazione inaccettabile: come la prova più sfacciata che l’esercito NON E’ dalla parte del popolo, come si ripetono tutti da mesi. Un bellissimo articolo di Bernardo Valli dedicato alla “primavera araba” del 2 agosto scorso (La Repubblica), che ho conservato spiegazzato in camera mia, citava una frase di Wafik Ghitani che si chiedeva se fosse opportuno affidare “alla dittatura il compito di processare se stessa”. Ripenso a quella frase ogni singolo giorno di questa mia estate da esule-dentro.

Dal blog di Baraem, la verità di questi giorni: “Piu’ di 1000 feriti e 3 morti (di cui uno per cause naturali).
E’ questo il bilancio degli scontri avvenuti ieri di fronte all’Ambasciata israeliana del Cairo. Israele si dice dispiaciuta ma confida nella lunga amicizia con l’Egitto. L’Egitto si dice arrabiato ed ha ristabilito la legge di emergenza (una delle cause della Rivoluzione del 25 Gennaio).
Ma che cosa e’ successo veramente? […]
Dopo la morte dei 5 soldati e le manifestazioni ad oltranza di fronte alla sede dell’Ambasciata (di cui avevamo parlato qui), il Governo non ha fatto nulla per venire incontro alle richieste dei manifestanti.
Anzi.
Se la presenza fissa di migliaia di persone di fronte alla sede israeliana era terminata con l’inizio della Festa della rottura del Digiuno (il 30 Agosto), questo non equivaleva ad una affermazione di pace e concordanza di essi.
Nonostante non siano cominciate le indagini su quanto e’ realmente accaduto lo scorso Agosto al confine con Israele, e nonostante non siano arrivate scuse ufficiali da parte del Primo Ministro Israeliano nè tantomeno indenizzi monetari (e tanto chi li voleva? Non di certo le famiglie dei soldati..), la folla aveva abbandonato, momentaneamente, la nuova Tahrir.
Il Governo ha colto la palla al balzo e che ha fatto? Ha costruito un bel muro di cinta per proteggere  coloro che lavorano all’ambasciata dagli attacchi dei manifestanti. Un muro lungo 700 metri ed alto 3, di cemento, cosicche’ non si potessero ripetere i fattacci dei giorni scorsi. Nello specifico, affinche’ la bandiera israeliana fosse salva.
Nel frattempo gli egiziani si sono divertiti tantissimo grazie a questo muro. L’hanno riempito di insulti, barzellette, parolacce, il tutto con lo sfondo della bandiera egiziana.

Intanto, da tutt’altra parte, un altro Paese reagiva attivamente ad Israele. La Turchia,  ha preso nei giorni scorsi la decisione di espellere l’Ambasciatore Israeliano dal proprio Paese, dopo la morte dei 7 attivisti turchi uccisi a bordo della Mavi Marmara lo scorso anno, ed a seguito della documentazione ONU in cui si definiva legittima la reazione violenta di Israele.

E mentre questo accadeva in Turchia, gli egiziani ribollivano qui.
“Il sangue egiziano non vale meno di quello di nessun altro”, si diceva nei caffe’ e nei taxi qui al Cairo.

E così la manifestazione denominata “ la ripresa della retta via”, programmata per ieri (9 settembre) è sfociata in aggressioni verso l’Ambasciata Israeliana ed il Ministero degli interni
La manifestazione, a cui non hanno partecipato i Fratelli Musulmani ed i gruppi Salafiti, era stata convocata al fine di riportare sulla giusta strada l’Esercito, che a parer popolare, stava deviando.
Io credo che questa sia stata una quasi copertura, tantochè un giornalista egiziano stamani alla radio diceva che la gente arrivava a Tahrir con picconi e martelli. Era tutto quindi premeditato.
Appena la Piazza si è riempita, dopo la preghiera del Venerdi’, la gente ha seguito le due destinazioni ed ognuno ha compiuto il proprio lavoro.

Un migliaio di persone hanno distrutto le porte di entrata del Ministero degli Interni staccando il simbolo dell’Aquila egiziano e dando fuoco ad alcune auto della polizia e rompendo vetri del palazzo a sassate.

Un altro migliaio si e’ avventato sull’ambasciata israeliana, la meta piu’ ambita della giornata. Dopo aver buttato giu’ il muro di cinta, sono entrati nel Palazzo ed hanno fatto irruzione nell’archivio adiacente all’Ambasciata, gettando dalle finestre tutti i documenti.
La cosa che davvero mi ha lasciata allibita e’ stata la tranquillita’ con cui tutto cio’ e’ avvenuto. Polizia ed Esercito sono rimasti immobili, hanno fatto fare alla gente quello che voleva senza la minima reazione. A fine serata, quando tutto era stato distrutto, sono intervenuti. Perchè? Come mai nessuno è intervenuto prima?

L’Ambasciatore Israeliano e’ stato rimpatriato con la sua famiglia e lo staff dell’Ambasciata.
Obama, in piena notte, ha gentilmente pregato l’Egitto di provvedere alla difesa delle Ambasciate locali. Nessuna parola, il mese scorso per i 5 soldati uccisi.

Se il governo egiziano avesse preso in considerazione la rabbia degli egiziani, non considerandola passegera, questo non sarebbe accaduto.
Se il governo non avesse fatto il grande sbaglio di costruire il muro intorno l’Ambasciata, alimentando la collera e la repressione, questo non sarebbe accaduto.

Il lato rivoluzionario dell’Egitto e’ una miccia accesa. Basta poco per rendere questa miccia un incendio.”

Nel frattempo:

1) in tanti stranieri ci siamo allarmati per un presunto tentativo del governo egiziano di istituire l’obbligo di ottenere il visto a casa propria, all’Ambasciata egiziana della propria capitale, per poter entrare in territorio egiziano (finora il visto si è sempre acquistato in 5 minuti direttamente all’aeroporto d’arrivo) e l’idea di limitare poi le estensioni dei visti per tutti i turisti e i viaggiatori stranieri che volessero restare nel territorio. Personalmente ho dormito male per due notti, e su Facebook si era già sollevato un grande polverone. L’Ambasciata egiziana di Roma mi ha risposto che non aveva comunicazioni ufficiali sulla cosa, mentre i quotidiani egiziani ne parlavano già da due giorni come di una norma sul punto di venire introdotta di lì a una settimana. La cosa non avrebbe riguardato i turisti dei pacchetti “all inclusive”, ma proprio i viaggiatori fai da te, colpendo così il turismo responsabile e, per estensione, la libertà, a favore della commercializzazione di massa del Viaggio – e lo scrivo in maiuscolo perchè se per me non è un dio poco ci manca – e quindi, ancora, della globalizzazione e dell’ulteriore instupidimento di chi invece il mondo lo voleva esplorare… Di ieri la smentita: la norma non passa e tutto resta come prima, il Ministro del Turismo egiziano si è fatto sentire… ;

2) a chi è in Italia fa male, e fa arrabbiare, un titolo di un noto quotidiano che riguardo le sommosse del Cairo parla di “Furia Islam”, dimostrando così o che lo stesso giornalista scrivente non ha capito niente, o solo di voler vendere più copie storpiando sempre la storia;

3) è uscito ed è stato presentato al festival della Letteratura di Mantova il libro sulla rivoluzione egiziana del grande Ala Al-Aswani (l’autore di Palazzo Yakoubian).

4) E all’importante incontro di Internazionale A Ferrara vi saranno due importanti appuntamenti riguardanti lo stesso tema, Tahrir e la presenza del blogger (torturato e perseguitato) Hossam El Hamalawi. L’Egitto mi viene a trovare anche nella mia città natale che sto lasciando.

I muri non si costruiscono. I muri si buttano giù.

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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