15 giugno 2011 … e arriva anche il popolo d’Italia

…E ARRIVA ANCHE IL POPOLO D’ITALIA

Quando sono tornata dall’Egitto, scherzavo sempre dicendo con chiunque mi chiedeva da dove venissi e cosa facessi che ero stata a fare la rivoluzione e che ora la portavo in Italia. Naturalmente era una battuta: non ho presenziato in Piazza Tahrir se non dopo la caduta di Mubarak (ero in Sinai per il resto della rivoluzione), e la rivoluzione degli egiziani mi sono limitata a osservarla, studiarla e a scriverne, imparando molto, crescendo di 2 anni in 4 mesi e amando sempre di più. In realtà, come scrivevo anche in precedenza, il ritorno in Italia dall’Africa sembra il ritorno a una vita di plastica, e qui non mi sentivo più “appartenente”. La calma piatta e stagnante nell’aria, la rassegnazione deleteria, l’assenza di speranza ma soprattutto della “scintilla”, tornata da una Cairo liberata, qui mi soffocava. Poi, sono arrivate le amministrative, e ho visto il movimento delle cose – la calma delle teste basse s’increspava. Poi, il 12 e il 13 giugno è arrivato il tanto sospirato referendum, per ottenere il quale abbiamo firmato in tanti petizioni sulle piazze d’Italia negli ultimi anni.

E anche in Italia il popolo ha parlato. Disobbedendo ai consigli dello stesso Governo di “andare al mare” anziché recarsi alle urne, abbiamo fatto sentire la nostra voce ribadendo (come già nel referendum del passato) il nostro NO al nucleare e sì alle energie rinnovabili (l’unico futuro ragionevolmente concepibile per l’essere umano sul pianeta), alla privatizzazione dell’acqua e al “legittimo” impedimento (la legge è uguale per tutti). E’ la gente che ha il potere, come cantava Patti Smith in una vecchia ma sempre attuale canzone. Finalmente, anche il volto di questa Italia stantia, stanca, priva di valori, schiava di casta e sfibrata sta cambiando. Indietro non si torna. In Egitto ho visto gente morire per ottenere il diritto a libere elezioni, tra le altre cose. Nel Paese italiano, tante altre persone prima di noi hanno fatto lo stesso perchè NOI oggi possiamo far sentire la nostra opinione, far valere le nostre scelte, fare la “rivoluzione” senza mietere vittime. Chiunque consigli di andare in spiaggia piuttosto che votare è contro la democrazia, offende la dignità di ogni cittadino e, soprattutto, ostenta un’ignoranza non più accettabile nel XXI secolo. Se la cosa poi viene da un politico o dallo stesso Presidente del Consiglio, mi pare di una gravità preoccupante e inaccettabile all’interno di qualunque Paese civile.

E visto che in questo blog pur sempre di rivoluzione si parla, anche in senso lato, chi lo riterrà opportuno si farà sentire anche sabato prossimo 18 giugno a Milano, manifestando pacificamente contro l’ipocrisia della kermesse israeliana nella stessa città (13-23 giugno), volta a presentare un’immagine falsata di quel Paese in Italia, e ad avvallare rapporti economici tra le nostre due nazioni, mentre di facciata l’iniziativa viene presentata come artistica e culturale. Si parlerà anche e soprattutto di sicurezza: “Gli israeliani proporranno al nostro Paese soluzioni militari, di intelligence e anti-terrorismo attraverso l’esperienza maturata dalle nove aziende che reclamizzeranno i loro prodotti a Milano. Tra queste spicca l’Athena, specializzata nella lotta al terrorismo e nell’ordine pubblico. Fondata da Shabtai Shavit, ex capo del Mossad, ha in organico esperti provenienti dall’élite militare (gli Swat commando, i Navy Seals, i Sas) e di intelligence. La Magal S3 produce invece sensori sotterranei, a vigrazione, e micro-onde, utilizzati per la difesa nazionale nelle barriere di sicurezza e nei reticolati al confine dello Stato di Israele. La J. Gordon Consulting Engineers offrirà i suoi servizi nella sicurezza nazionale, come la protezione di infrastrutture sensibili, porti, aeroporti, impianti petroliferi ed energetici, basi militari, banche e altri“, vedere qui. Tutto questo, come dice questo utile articolo, “proprio mentre nel mondo cresce la campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro il regime di Apartheid che Israele impone alla popolazione palestinese”. E tutto questo sotto il nostro naso, e oltretutto proprio dopo la morte dell’attivista Vittorio Arrigoni, la cui eliminazione compariva tra quelle già programmate sul sito israeliano “Stop the ISM” e la cui dipartita è stata salutata con gioia dallo storico sionista Geoffrey Alderman sul Jewish Chronicle: “Pochi eventi – neppure l’esecuzione di Osama Bin Laden – ha provocato in me più grande piacere nelle ultime settimane quanto la morte del cosiddetto “attivista di pace” Vittorio Arrigoni” e da altri. Come se una morte possa mai esser salutata con gioia da parte di esseri umani, compassionevoli, religiosi, civilizzati e democratici.

In rete, sulla manifestazione di Milano e sulla kermesse potete trovare tanto materiale e molti articoli – io ne scelgo tre:

“Sostenere economicamente la politica del Governo israeliano, significa sostenere la sua illegale e crudele occupazione e colonizzazione dei territori palestinesi, la sua violenza contro chi rivendica i propri diritti, legalmente sanciti. La kermesse a Milano è una scelta di parte, di pieno appoggio alla politica del governo di Israele. Ed è un grave errore, che pregiudica la possibilità che il nostro paese giochi un ruolo attivo per la risoluzione del conflitto, tanto più necessaria quando dal mondo arabo arrivano segnali per un avanzamento democratico di tutta la regione”, da questo articolo. Molto ben fatto questo, da Peace Reporter.  E molto informativo questo blog, del docente di filosofia de La Sapienza, Antonio Caracciolo. Le persone così continuano a studiare e a sensibilizzare GRATUITAMENTE con articoli che sarebbero degni di grandi testate, popolarità e lauti stipendi, e per Stracquadanio le persone così “non hanno un cazzo da fare”, dunque rovesciano la “casta” ragionando e facendo ragionare gli altri anzichè rompersi la schiena a lavorare 14 ore al giorno – mi pareva questo il sunto. A questo proposito, linko ben volentieri qui un discorso in cui credo fermamente da che sono al mondo.

Ecco qui il gruppo di Facebook per radunarsi per il sabato a Milano contro la kermesse. Ed ecco qui un vademecum dei mezzi per chi volesse organizzarsi a partecipare alla manifestazione di Milano: nessuna violenza, non sono benvenuti scalmanati, razzisti o rabbiosi contro nè l’uni nè l’altra parte: si manifesta contro un evento che ci fa sentire presi in giro, non contro una razza, non con odio, ma civilmente e pacificamente con costruttività, incisività e la speranza di muoverci verso una soluzione storica. Ci sarà chi prenderà le ferie per esserci, chi rinuncerà a un giorno di lavoro o a guadagni, e chi pur di partecipare dormirà poco la notte e percorrerà centinaia di chilometri per l’Italia per raggiungere Milano, lasciando i figli affidati a qualcun altro per un giorno, mettendo da parte programmi precedenti, impegni, un compleanno importante, amici o la famiglia da visitare nel week end. Ma sì, che comunque scrivere gratis, organizzare manifestazioni e partecipare non costa nulla, perchè in fondo, noi siamo quelli che “non hanno un cazzo da fare”, no?

Restiamo umani.

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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