30 aprile 2011

NOTIZIE FRESCHE DALL’EGITTO e SOLLEVAZIONI ARABE
Visto che i mass media italiani non si occupano più del seguito della rivoluzione in Egitto e dei passi successivi e tuttora in corso, riassumo qui gli ultimi eventi riguardanti quel paese.
In piazza Tahrir il popolo ha continuato a scendere ogni singolo venerdì. Ieri di nuovo, in una manifestazione di solidarietà con le altre sollevazioni popolari arabe in Siria, Yemen e Libia e contro la repressione dei manifestanti disarmati. I manifestanti hanno sventolato bandiere siriane e bandiere dell’opposizione libica e cantato “Dove sono gli eserciti arabi?” e “Unità, unità contro tutti ladri”.
Ogni venerdì si è trattato di un tema diverso e di una nuova riforma o conquista politica reclamata e raggiunta – eliminazione dalla politica di personaggi collegati al vecchio regime, ecc. Mercoledì al Cairo si sono trovati anche Hamas e Fatah per parlare della riconciliazione per portare avanti unitamente la questione palestinese. La firma, di nuovo al Cairo, il prossimo 4 maggio.
A questo proposito, ad Alessandria si sta organizzando per il 13 maggio  un’altra manifestazione di massa a sostegno dei palestinesi e per richiedere l’apertura del confine e la possibilità di intervenire con aiuti umanitari e mezzi medici. La marcia punterà sul Consolato Israeliano. I manifestanti chiedono anche una revisione degli accordi di Camp David per rimuovere il favoritismo verso lo stato sionista (ricordo che, tra le altre cose, dai tempi di Mubarak l’Egitto fornisce gas ad Israele a un prezzo dimezzato rispetto a quello pagato dagli egiziani).
Fonti egiziane raccontano ad Al Jazeera che sono in corso preparativi per aprire definitivamente il valico di Rafah che permetterebbe a merci e persone di muoversi da e verso Gaza senza alcuna supervisione israeliana (fonte) .
A Qena, nel sud dell’Egitto, c’è stata una grande rivolta a causa dell’elezione del nuovo sindaco, per via delle sue connivenze col vecchio regime (e non per la sua appartenenza alla religione cristiana come mi è capitato di leggere…).
Mubarak resta ricoverato in un ospedale penitenziario a Sharm perché le sue condizioni di salute sono molto precarie, e se durante un eventuale spostamento al Cairo accadesse l’irreparabile non ne vuole venire accusato il “nuovo Egitto”. Il suo nome sta venendo cancellato da scuole, rioni e fermate della metro: quella del Cairo pare che verrà ribattezzata come “25 gennaio”.
Vorrei inoltre parlare del fatto che circa una settimana fa “il tentativo israeliano di bloccare la Freedom Flotilla 2 è approdato nell’aula del Consiglio di sicurezza (Cds) dell’ONU. Come hanno riferito diversi organi di informazione, ma non la “grande stampa” che ha preferito silenziare la cosa, trovandola forse un po’ imbarazzante, l’inverosimile è accaduto giovedì scorso” – per l’articolo intero potete vedere qui. A Roma il 14 maggio si manifesterà a nome della Freedom Flotilla 2 per la fine dell’assedio di Gaza, per il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese e per il sostegno alle lotte dei popoli arabi per la libertà e la giustizia sociale.  Ricordo che durante la prima spedizione, nove attivisti pacifisti sono rimasti uccisi dalla marina israeliana e che l’assassinio è rimasto bellamente impunito. Si riallaccia a questa indifferenza di gran parte del popolo italiano la mia amarezza, rientrata in patria, anche nel ricordare, mentre lo raccontavo a un amico, che le prime fasi della rivoluzione egiziana sono state tradotte qui solo sottoforma di notizie allarmate, preoccupate esclusivamente del fatto che gli italiani non venissero “spettinati” dal sollevamento di popoli che cercano di uscire da dittature disumane. L’interesse per il benessere altrui, per i diritto altrui e l’empatia per gli altri in questa delicata fase storica è stato quasi assente, se non per poche eccezioni individuali, perché le vuote frasi dei politici nostrani che aderiscono per ultimi al sostegno del popolo contro Mubarak, dopo America e Unione Europea, non mi paiono degne di venire enumerate tra queste. Tale piccolo-grande dettaglio nell’atteggiamento di miei connazionali che si preoccupano prima di tutto di proteggere il proprio quieto vivere, è uno dei fattori che non mi sta permettendo di tornare a sentirmi parte integrante di questo paese. Così, si resta temporaneamente sospesi tra due identità, senza appartenere né all’una né all’altra.
Libia: ieri un’unità delle brigate di Muammar Gheddafi ha abbandonato la Libia entrando in Tunisia e consegnandosi all’esercito tunisino: altri 162 soldati hanno così deciso di disertare.
Aggiungo qui un’altra notizia curiosa da Israele: il rabbino leader israeliano Dov Lior  ha chiesto al suo governo di “incoraggiare i beduini a tornare alla loro terra d’origine in Arabia Saudita e Libia”.
“Oggi c’è una grande quantità di terra in Arabia Saudita, anche la Libia ha alcuni terreni disponibili in numero sufficiente, non sto dicendo che non li aiuteremo dal punto di vista umanitario… noi li aiuteremo là. Se sono lasciati qui, non ci sarà alcuna soluzione in quanto agiscono contro il popolo di Israele e lo Stato di Israele”, ha aggiunto il rabbino della colonia illegale di Kiryat Arba, presso Hebron, in Cisgiordania.
In risposta, il membro arabo della Knesset Talab El Sana ha presentato al procuratore generale israeliano, Yehuda Weinstein, la richiesta di un procedimento penale contro il rabbino Lior per le sue dichiarazioni “razziste”.

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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