31 marzo 2011

TORNANDO ALL’EGITTO

Souad Sbai diffonde in rete notizie allarmistiche (test di verginità al Cairo ad opera dei Fratelli Musulmani?) che vengono puntualmente accettate dai soliti italiani che vivono il mondo attraverso lo schermo di internet dalle loro comode poltrone di là dal mare, e puntualmente smentite da chi la vita la vive fuori dal monitor, da chi al Cairo è presente in carne ed ossa. Immagino che anche chi non viaggia non possa resistere ad arrogarsi il diritto di dire la sua, ma a mio avviso, a meno che costui o costei non entri tout court nella realtà di un fatto sociale e geografico, ciò dovrebbe essere proibito, o se non altro regolamentato con un vero e proprio esame sulla cultura della persona (norma che dovrebbe applicarsi in primis ai politici). Sono ovviamente per la libertà di parola, ma promuovere questo dilagare di nulla, di affermazioni vuote e puramente arbitrarie, non fa a mio avviso che confondere chi sa poco, chi non si muove dalla sua città per toccare con mano e chi è per natura indeciso, in attesa di una voce leader che lo guidi. Quando si è lontani, si vede un orizzonte confuso, e perfino due binari sembrano uno. Quando ti avvicini, i binari diventano due, e scorgi di fianco alle rotaie anche ciuffi d’erba, sassi, qualche albero e qualche segno di passaggio di due caprioli, di un picchio e di un viaggiatore. Ebbene, DA QUI, quello che non si vede guardando l’orizzonte mentre si resta dall’altra parte del mare, è che i fondamentalisti non hanno nulla a che fare con i civili Fratelli Musulmani, quello che si raccoglie è e continua ad essere che chi si muove per incarnare le più grandi paure degli islamofobi nostrani (tafferugli, test di verginità ed altro) è e continua ad essere parte delle correnti conservatrici dell’antico regime, non ancora del tutto estirpato finché Mubarak continuerà a dirigere le sue pedine da Sharm El Sheikh. Proprio le pedine che mettono in piedi le ignominie che poi danno a voi, dall’altra parte del mare, motivo di dire, come fa Souad, “Lo dicevamo fin da quando è iniziata la rivoluzione in Egitto: dietro ci sono i fondamentalisti.” I miei complimenti per la perspicacia e l’acutezza, signora e la Sua audience, voi avete proprio un quadro completo della cosa -, eh sì…
Ma passiamo a parlare di tutti gli altri, di chi la rivoluzione l’ha fatta, e della massa di giovani che ora, in Egitto così come negli altri Paesi del magre e del Medio Oriente, reclamano i loro diritti umani e civili. La nostra amica blogger dal Cairo scrive: “Pian piano, tutto il Cairo prese i colori della bandiera egiziana, e per tutte le strade i marciapiedi furono colorati di rosso, bianco e nero, e così anche i muri, e qualsiasi superficie già non colorata con graffiti e pitture inneggianti la Rivoluzione. Quest’ultime riempirono letteralmente la città, e fino ad oggi, ogni venerdì, gruppi di ragazzi scendono per le strade a dipingere con i colori della Pace e della Libertà ogni punto grigio delle vie.
Se ci avessero provato solamente 3 mesi fa sarebbero stati arrestati, derisi e forse anche picchiati. Ma oggi, questi ragazzi ed i loro colori sono la luce di tutte le strade del Cairo.” Aggiunge inoltre, parafrasando la notizia che riportavano i quotidiani arabi: “A tutti quelli che avevano paura che l’Egitto si trasformasse in un secondo Iran, va la decisione delle Forze Armate che hanno dichiarato che non accetteranno nessun partito a sfondo religioso o con programmi religiosi (sia musulmani che cristiani) alle prossime elezioni. I Partiti politici devono essere politici e basta.” Infatti, si stanno finalmente organizzando partiti laici, che erano praticamente inesistenti sotto la dittatura monopartitica di Mubarak. E la Fratellanza Musulmana si sfalda in almeno tre partiti, tra conservatori e riformatori. Di nuovo, il binario non era uno come ci sembrava, ma due, man mano che ci avviciniamo, poi quattro…
Un’altra blogger residente in Egitto (questa volta sul Mar Rosso) scrive riguardo il turismo e l’atmosfera in loco: “Oggi si parla di Egitto e di futuro. Di fiducia e di ottuso pessimismo.
Si parla di chi, con gli occhi lucidi per l’emozione, crede in un Egitto che deve ancora manifestare tutta la sua bellezza e umanità. E di chi, con il veleno in corpo, afferma cose dolorose come il fatto che questo popolo, per la sua ignoranza, meriti la dittatura. Che tristezza! Si parla di ripresa, ma gli amici che vanno a lavorare sono ancora troppo pochi.
Si parla di un futuro ormai scomparso, dissolto, ma gli amici che vanno a lavorare non sono poi così pochi. Si dice persino che Sharm sia morta, finita, basta, halas! E poi leggiamo di 100 sommozzatori russi che protestano perché il loro governo non li lascia venire. Ma allora qualcuno ancora desidera immergersi in queste acque e attraversare questo deserto! Please, fategli strada! Pare anche che nonostante la Farnesina e i tour operator italiani siano tranquilli rispetto ai viaggi in Egitto, le agenzie dirottino i clienti su altre destinazioni. Un grazie… ironico!” (Interessante dal punto di vista umano anche tutto il post).
Dai giornali nazionali: gli studenti continuano le loro proteste per l’amministrazione dell’Università. Il Primo Ministro Essam Sharaf sta rimuovendo diversi editori e direttori corrotti di quotidiani nazionali per voltare pagina dall’informazione deviata dell’era di Mubarak a quella libera di un nuovo Egitto. Il Consiglio per i Diritti richiede di processare gli indagati coinvolti nelle violenze settarie. Da Rai News 24: un bello special mostra il raduno di artisti, attori e registi per parlare delle riforme, ora che le censure si sciolgono una dopo l’altra, del popolare cinema egiziano.
Concludo con una chicca che ho sempre scordato di menzionare. Prima della rivoluzione, il traffico di droga leggera era passata sotto il monopolio ufficioso della Polizia egiziana, che rivendeva fumo e marijuana al doppio o al triplo del suo prezzo precedente. Bene, durante la rivoluzione, a Tahrir un cartello recava la scritta: “Ci avete tolto la droga, e ci siamo svegliati.”

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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