22 e 23 marzo 2011

RABBIA E SPUMA DI MARE

Egitto: il 23 marzo al Cairo riapre la Borsa, chiusa dal 27 gennaio. 22 marzo: a fuoco il Ministero degli Interni, al momento non si sa nulla più di questo.

In Tahrir le proteste continuano per vedere soddisfatte ulteriori richieste e i giovani chiedono il congelamento del patrimonio del partito (“Nazionale Democratico”) di Mubarak. Non so se ho scordato di dirlo nei post passati – che tanto scivolano notizie clamorose come fossero noccioline – ma mentre qualche genio cerca ancora di sostenere una visione del mondo in cui l’occidente fa da opposizione al mondo arabo, l’ex rais egiziano Mubarak, fingendo di aiutare i palestinesi, investiva in banche israeliane in Svizzera. “Ups, I did it again.”

Libia: caccia USA precipita, i “ribelli” salvano il pilota (Rai news 24).

Qui dall’Egitto intanto, anche se il Sindaco di Venezia dice che questo intervento l’ha voluto essenzialmente la Francia, ricordo che la Lega Araba lo richiedeva da giorni e riattacco qui il seguente paragrafo, dal mio post precedente, perché evidentemente chi sta parlando in TV non si è informato bene – per esempio, appunto, Cacciari, che a mio parere ha spesso parlato in modo saggio in passato:

Tratto dall’Archivio Pace Diritti Umani – Centro Interdipartimentale di Ricerca e Servizi sui Diritti della Persona e dei Popoli: “La Risoluzione 1973 è il naturale seguito della Risoluzione 1970 a fronte del rifiuto di Gheddafi di adempire a quanto in essa disposto, in particolare di porre immediatamente fine alla violenza, di andare incontro alle legittime domande della popolazione e di rispettare i diritti umani e il diritto internazionale umanitario.

La parte assolutamente nuova riguarda quella che possiamo chiamare la cabina di regia dell’intera operazione, pilotata dal Consiglio di Sicurezza attraverso l’apposito Comitato istituito dalla Risoluzione 1970 e il Segretario Generale. Di questa cabina fanno parte un nuovo organismo creato ad hoc, il “Panel di sette esperti”, e la Lega degli Stati Arabi. Dunque, a guidare e controllare che la delicata operazione si svolga nel rispetto della legalità internazionale, viene messa in opera una struttura politica per così dire pluralista, alla quale sono associate anche l’Unione Africana e la Organizzazione della Conferenza Islamica, espressamente citate nella Risoluzione.

In conclusione, quanto deciso con la Risoluzione 1973 va collocato in un contesto caratterizzato dal fatto che c’è la domanda esplicita di intervento della Comunità internazionale da parte di una popolazione che rivendica il diritto di autodeterminarsi liberamente, c’è la pressione dell’opinione pubblica internazionale, c’è la esplicita richiesta di Organizzazioni regionali quali la Lega Araba, l’Unione Africana, la Conferenza Islamica. E c’è la nuova politica del Presidente Obama, con la sua opzione per il multilateralismo istituzionale e per il ruolo prioritario delle Nazioni Unite […].”

Per chi parla per massimi sistemi in Italia senza saper offrire alternative per fermare un genocida, faccio presente che tra le azioni di Gheddafi e dei suoi scagnozzi c’è stata anche quella di prelevare feriti dagli ospedali e farli morire sulla strada per mostrare al mondo quante vite avessero mietuto i “ribelli”. D’ora in poi, vorrei confrontarmi solo con persone che sono sul luogo di cui si parla, lo toccano e lo vivono, perché ritengo tutti gli altri cori urlanti pura materia sterile. Ecco una di queste grandi persone che a mio avviso vale la pena leggere. E ancora dall’Egitto, mi raccontano che adesso della Libia si sbandierano i 48 morti dall’inizio dei bombardamenti e non si nominano i 98 caduti appena prima dell’intervento della Coalizione, e nessuno più ricorda le migliaia precedenti, e che se quella notte l’esercito di Gheddafi fosse davvero riuscito a mettere a ferro e fuoco Bengasi come si stava apprestando a fare sarebbe stato l’ennesimo massacro. Lo stesso Amr Moussa della Lega Araba ha già chiesto scusa per i tentennamenti interni accusati dopo l’inizio dell’operazione in Libia.

E chi adesso mi leggesse comodamente come una sostenitrice della guerra, non avrebbe proprio capito niente di me.

—————————————

Le parole che mi vengono dal mare – Dahab, Sinai

Tutto il mondo ad azzuffarsi attorno al nucleare e al caso no fly zone in Libia. Tutto il mondo ad alternare una zuffa a un lutto tra lo Yemen, il Bahrein e gli altri Stati arabi, ad alternare un paso doble tra lo tsunami delle morti di massa dalla Libia al Giappone ad un walzer concitato tra i Paesi dell’ONU e le politiche interne, gli insabbiamenti, le preferenze e le antipatie, gli interessi e le verità, la storia e la mistificazione. Proprio l’anno del 150esimo compleanno della bella Italia. Paese da cui mi arriva una tensione interna che non mi renderà subito facile il ritorno. Là le zuffe riguardano anche il numero ingestibile di profughi a Lampedusa, una mancata coordinazione delle Regioni e una mancata condivisione del fenomeno da parte dell’intera Comunità Europea. E qui, io sogno che la Chiesa, che da sempre predica tanto bene (predica-e-basta), spalanchi i suoi battenti a questi disperati, offrendo i suoi spazi se vera Chiesa è, spazi viveri e coperte, ed ecco che forse potremmo davvero dirci alla pari dell’ospitalità del musulmano, e per una volta dopo tanto tempo, dare l’esempio. Fare tutti come il gentile comune di Cerchiara (Calabria), la cui chiesa ha ospitato 45 persone. Non lasciare quest’incombenza al singolo cittadino di Lampedusa che, come molti italiani, deve improvvisarsi missionario in base alle sue possibilità, perché la sua Chiesa resta al sicuro degli spalti a parlare.

In rete i blog friggono, le testate dei giornali maggiori e minori tirano di scherma, tutti urlano, pochissimi si ricordano del divario che scorre tra la confusione delle parole e il potere del fare. Questi pochi, iniziano un digiuno della fame o prendono un sacchetto della spazzatura, e in un Paese appena uscito dalla rivoluzione, incominciano a pulire. Il mio percorso li ha incrociati entrambi – uno è Peppe Sini (responsabile del Centro di ricerca per la pace di Viterbo Viterbo), e l’altro un beduino assorto nella laguna sinaica che rappresenta per me il paradiso terrestre mai confiscato all’uomo da nessun Dio.

I fatti. Le icone. Il verbo che si fa carne, azione cinetica, plastica, l’energia propulsiva che mi è giunta da quegli esempi. Poi, è partita la musica di Vivaldi sullo sfondo del mare. L’ultimo plenilunio. E di nuovo la vita ha cantato più forte. Più forte di tutte le polemiche, della rabbia delle fazioni dello stesso popolo, che si azzannano come cani, in Libia così come in Italia, più forte di ogni Chiesa che ha scordato il messaggio della sua Sacra Scrittura, più forte ancora dello tsunami nipponico, che è passato, mentre i violini sul mare non passano più. Non riesco a spiegarlo. Ma solo l’idea che a questo mondo, senza bisogno di possedere nulla, sia possibile ascoltare Vivaldi sul mare, pregare accompagnati da un pezzo di violino o spararsi senza schermi a nuotare sui coralli tra quattro tonalità di blu in un Paese dai cento euro al mese, senza bisogno di altro che della tua stessa salute e del tuo stesso rispetto per il cosmo, mi riempie di una forza criticabile, di un’energia peccaminosa di fronte alla morte, di una riconoscenza al mondo che andrebbe in pasto ai più rabbiosi critici e ai più rancorosi cittadini asserviti alla dietrologia, se fossi in vista. Perché non si può più godere di nulla, bisogna attaccare qualcuno, e io che in un momento del genere mi sento grata alla vita allora sono quantomeno demodé, se non imperdonabile, o addirittura cieca. Bisogna trovare un capro espiatorio ogni giorno, e se anche ogni giorno vi fosse un vero colpevole, quasi a nessuno viene in mente che lo scopo del nostro progresso, dell’Illuminismo, del Risorgimento, della Resistenza, era costruire, proporre, offrire alternative originali, fare. Senz’aspettare un pubblico o un branco che ci facesse sentire nel giusto. A volte, lo capisce un semplice beduino solitario in un Paese intero che continua a gettare la sua plastica sulla spiaggia. Alla fine, l’essere positivi è diventato peccato d’ingenuità, quando non addirittura ignoranza. Furbo è chi arriva prima di te a rovesciare le carte. Per poi rovesciarle ancora quando la cosa non provoca più stupore. Forse anche permettersi di sperare in una politica diversa, credere nei giovani, italiani o egiziani che siano, o ridere dei discorsi farneticanti di un dittatore anziché iniziare ad avere paura è criticabile – ma sì, sarò pure io quella che da tutti i suoi viaggi non ha capito niente. Ma questo è un mondo in cui è possibile ascoltare Vivaldi sulla spiaggia. Possibile che nessun altro riesca a vedere? Questo è lo stesso mondo in cui mia nonna cantava sotto i bombardamenti, i vicini la sentivano ridere con suo padre mentre della paura se ne fottevano, e tiravano l’alba con amici e giovani soldati con cui avevano fatto amicizia. Lo stesso mondo in cui in primavera germogliano i tigli, e in Medio Oriente la luna compare rovesciata, e in un parco un ragazzo bacia una ragazza e a scuola ci sono classi di bimbi di cinque nazionalità, e tra giugno e settembre vedi gli squali balena ai Caraibi, e d’inverno in Norvegia le aurore boreali, lo stesso mondo in cui qualcuno sull’autobus si è alzato per lasciarti il suo posto, in cui quando un beduino ti saluta si mette una mano sul cuore e un gatto mi ha insegnato a lottare, uno scrittore a vedere e una bambina a ricordare. La bellezza… Come quella che ricordo descritta in un film . La verità che ci stiamo perdendo mentre il mondo va a rotoli e siamo tutti troppo impegnati ad urlare più forte.

Auguro una buona primavera a tutti, con l’auspicio e la speranza che ci si stanchi di azzannare ma si cominci a proporre. Sarei la prima a cogliere al volo progetti umanitari che rappresentino valide alternative ad una no fly zone richiesta a gran voce sia dal mondo arabo che occidentale, la prima discepola di chi si offra di insegnarci come si possa agire pacificamente di fronte a chi massacra, perché cerco questa risposta dalla mia prima lettura del Vangelo ma il “porgi l’altra guancia” non mi è parso risolvere la storia, o forse lo abbiamo applicato male…

(Foto di Sonia Serravalli)

Advertisements

About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
This entry was posted in La Rivoluzione del Popolo. Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s