8 marzo 2011

FESTA DELLA DONNA – REPRESSA

Il Ministro dell’Educazione in Egitto rimuove circa il 20% del materiale educativo dalle scuole che era collegato al Partito Nazionale Democratico del precedente governo, rovesciato dalla rivoluzione. Da notare, il nome del partito, solo per far caso ancora una volta a come le parole possano tenerci prigionieri della campana di vetro di un inganno, anche per decenni. E da notare anche come questo partito si definisse non solo democratico, ma addirittura “di sinistra” – chissà se fosse stato un partito conservatore, o, al suo estremo, una dittatura, cosa sarebbe successo…

Trovo interessante notare come oggi, nonostante ieri ne parlassero tutte le testate locali, nessuno abbia nemmeno nominato (non se ne trova più accenno nemmeno in internet) la one million women march che era prevista per oggi al Cairo. Non ne ha più sentito parlare nemmeno gente che al Cairo ci vive. Forse non si è raggiunto un numero degno di considerazione. Resto comunque con le antenne alzate.

Venerdì si riunirà in seduta straordinaria il consiglio della Lega Araba per parlare della Libia. E il 21 marzo è stata indetta al centro del Cairo un’altra marcia al femminile, questa volta dedicata alle madri.

Qui notizie esaurienti (in italiano) sulla distruzione di documenti in Egitto dei giorni scorsi, di cui ho parlato negli ultimi post.

E qui un’enorme raccolta dei filmati della rivoluzione egiziana.

Continuo a ricevere domande allarmate di italiani o italiane che mi chiedono se io sappia qualcosa di più, se qui stia succedendo qualcosa che non viene detto, perché sulla base di “voci” o notizie underground non sanno se preoccuparsi ancora per l’Egitto. A me un po’ dispiace essere testimone di questa bella ingenuità, e doverla spesso sporcare con quello che racconto – che peraltro non nasconde nulla: quello che so è quello che scrivo qui. Ma una rivoluzione resta una rivoluzione. Sì, è vero, ci sono incidenti di percorso. In uno Stato che ha perduto il suo padre-padrone dopo tanti anni c’è, sì, qualcuno che se ne approfitta, e che in questi giorni si fa legge da sé. Ci può essere l’incidente dello scalmanato che ora crede di restare impunito se sfoga le sue frustrazioni decennali su un poliziotto, il furbo che approfitta dell’allentamento della polizia per rubare o distruggere, il poveraccio che crede che democrazia sia libertà assoluta e si sente giustificato se può finalmente menare le mani. E ci può stare, addirittura, che qualcuno abbia fatto sparire certi documenti della polizia segreta prima ancora che arrivassero gli inviati dell’ex Ministro degli Interni ad appiccare i loro fuochi… Ma ragazzi, ve l’ho detto, qui c’è stata una rivoluzione. E vi ho anche detto  che non è finita. Questo non toglie che il turista che resta una settimana non solo non ne verrà nemmeno sfiorato, ma sarà trattato coi guanti. Ma se mi parlate della rivoluzione che da qui dentro abbiamo vissuto e stiamo vivendo, se mi chiedete ancora se è tutto tranquillo e se ora tutto fila liscio, mi viene da pensare che non abbiate interiorizzato il concetto di rivoluzione. E qui, da una parte invidio l’innocenza che voi, contrariamente alla sottoscritta, forse non avete ancora perduto, ma dall’altra mi dispiace anche che ve lo siate persi, lo spirito della rivoluzione che ribalta un ordine (e quindi anche sicurezza) e che pervade con ossigeno e prepotenza, in ogni suo capillare, un mondo nuovo.

Notizia dell’ultim’ora:

ecco spiegato perché non si parlava più della marcia femminile al Cairo di oggi: la protesta è stata rovinata da uomini che si sono presentati gridando slogan come “dovreste andare a casa, lì dove dovreste stare”. E questo, dopo avere fatto una rivoluzione insieme.

Mi dispiace, oggi qui viene più spontaneo fare delle condoglianze che porgere gli auguri di rito. Domani sapremo sicuramente di più. Su questo, l’Egitto deve fare ancora non solo passi avanti, ma molti chilometri. E io auguro alle egiziane, di tutto cuore, un buon viaggio…

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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