4 marzo 2011

IL GIURAMENTO E LA FESTA

Emozionante oggi il discorso in Piazza Tahrir del nuovo Primo Ministro Essam Sharaf, voluto dagli egiziani – e presente in prima persona tra i manifestanti della piazza cairota durante la rivoluzione. Il suo giuramento in pubblico ha fatto di nuovo venire la pelle d’oca, riportando al giubilo dell’11 febbraio questo popolo sentimentale, assetato di eroi e di epopee, artigiano di romanticismo e di festa giocosa.

Il centro della capitale era di nuovo pullulante di popolo tenace, colorato, con le idee chiare. Lucidità mentale di carattere, attraverso tutte le illazioni degli Stati occidentali e dei singoli sul “non è cambiato niente”. Motivazione mirata sia pur attraverso tutte le ipotesi maliziose dell’ “adesso stiamo a vedere se si può chiamare democrazia”. Loro sono andati avanti, e hanno ottenuto il giuramento di un grand’uomo scelto a gran voce, l’ingegnere Essam Sharaf in piazza addirittura accanto ai fratelli Musulmani, “una scena che non si sarebbe mai potuta immaginare fino a poche settimane fa”, commenta Al Jazeera. Simboli religiosi diversi uniti sotto la stessa bandiera. Promette di soddisfare le richieste della gente, chiede a Dio di dargli la forza di meritare il compito affidatogli dal popolo, dice che tornerà ad unirsi a loro se non ne sarà all’altezza, parla di forze di sicurezza al servizio dei cittadini, e non il contrario, prevede a voce alta un Egitto in cui nessuno mai più venga incarcerato per le sue idee. La gente prende le parti più forti delle sue frasi e le ripete nei nuovi cori.

Un’amica lettrice mi scrive che vuole portare fiori in Piazza Tahrir. Un gesto bellissimo che voglio compiere anch’io quando ci tornerò, tra poche settimane. Perché vedete, da fuori sembra che nulla si muova. Da dentro, ogni giorno è stato un passo, perché un nuovo governo e una democrazia non si formano in una settimana o due. Da dentro avverti ogni scricchiolio, l’esercito che una notte di otto giorni fa ha tastato il polso dei manifestanti occupanti la piazza nelle ore del coprifuoco, allo scopo di capire fino a che punto si potevano spingere, l’uno e gli altri. Il fermento politico di piazza e quello del dietro le quinte. Le richieste, le valutazioni, gli incidenti, gli assestamenti. E’ normale che se le TV straniere sono occupate dal genocidio della Libia si perda la percezione della sequenza interna egiziana. Ma i passi si fanno, poco a poco come si confà a qualunque cosa ben fatta, – e io li scrivo tutti.

Questa sera a Dahab tra amici a ballare per la prima volta dall’inizio della rivoluzione. Sono rimasta stupita nel trovare la discoteca all’aperto stipata di gente. Di nuovo quella commozione, mista all’emozione della musica pompata, provata alla rinascita del Mar Rosso dopo l’attentato del 2006. Questa volta è una rinascita ancora più forte. Ballare dopo una rivoluzione è un brivido che vorrei provassero tutti almeno una volta nella vita.

La larva è esplosa in una farfalla smuovendo la terra del Nilo, e dopo lo spavento di quel botto e le evacuazioni, la gente è tornata, ammirata e fiduciosa. Ringrazio con gli occhi ogni persona che passa di qui, anche se lei non mi vede. C’è un circolo di dare e di avere che mi trascina dentro le sue maree in questo Paese che si muove con tanta verve. Ci sono tanti bei giovani la cui vita è stata stroncata perché gli altri continuassero la festa, che dovrebbero essere qui a ballare questa notte, qui, o a disturbare il traffico di Tahrir con la loro baldoria. Per questo voglio dedicare ancora un pensiero a lui, e salutarlo per l’ultima volta – a rappresentare anche tutti quelli che dopo di lui sono caduti: Khaled Said.

Voglio segnalare che è stata immediatamente creata (o modificata) la pagina di Wikipedia dedicata a Sharaf come Primo Ministro egiziano, fatto che ritengo indicativo della voglia che aveva la gente di crederci, di rendere storia il loro uomo. Essam Sharaf è stato Ministro dei Trasporti sotto Mubarak e aveva dato le sue dimissioni nel 2006 perché il regime non gli aveva fatto passare dei progetti che riteneva importanti per il Paese e per l’alto grado di corruzione con cui dovette scontrarsi. Da allora era rimasto critico nei confronti dell’ex rais. Ora potrà finalmente realizzare la sua missione, e quello che il Paese chiede a gran voce dalle strade e dalle piazze da oltre sei settimane. La rivoluzione qui non è mai finita. Ma se assomiglia sempre di più ad un conseguimento, potrebbe un giorno spegnersi naturalmente in una festa, e in una nuova gioia di vivere. L’unico modo giusto in cui dovrebbe finire ogni rivoluzione.

(Cairo, foto di Sonia Serravalli)

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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