24 febbraio 2011

DAL CAIRO – NOTIZIE DELL’ULTIM’ORA

Se non ci sei abituato, il Cairo ti assorbe come un’esplosione di gironi infernali, infernali ma festosi, brulicanti di vita, un vero e proprio tsunami di gioventù che ti si rovescia addosso con la sua ironia, la sua accoglienza, la sua energia anarchica e il suo rumore. Una Reggio Calabria moltiplicata per dieci, giorno e notte, qualcosa che se non ci vieni non lo puoi concepire. E’ la mia seconda volta qui, ma naturalmente ora l’atmosfera è del tutto nuova. Tutte le immagini di Mubarak sono state eliminate e al loro posto sostituite dalla bandiera egiziana, o scene di soldati in festa, sempre sventolanti il tricolore del Paese. Perfino al check point di uscita/entrata da Dahab hanno finalmente eliminato la parte di mosaico che raffigurava il rais, ora sostituito da una bandiera dipinta, lasciato intatto il resto dell’allegro scenario che raffigura il mare e la sua vita.

Sul pullman da Dahab al Cairo ero l’unica straniera, e per la prima volta per il controllo documenti è salito un soldato e non un poliziotto. L’aria che tirava era del tutto diversa, la gente rilassata e lui gentile: questo è davvero un Egitto che noi non abbiamo mai visto. Appena ha scorto il mio passaporto, è riuscito addirittura a dirmi due parole in italiano ringraziandomi tanto per essere nel loro Paese e assicurandomi che sono la benvenuta. Credo che mai straniero possa sentirsi così ben accolto in Egitto come in questi giorni. E’ seguito poi il check point prima del tunnel sotto il canale di Suez e in generale tutti gli altri, sono tutti presi d’assedio dai militari, voluti dal popolo. Forse m’inganno, ma perfino la loro espressione e il loro portamento è diverso da quello elettrico dei poliziotti. Più civile.

Qui ho visto i sampietrini “presi in prestito” per le sassate e parzialmente risistemati. Dormo con vista sul museo (un bel caos) e un po’ ovunque non mancano i segni delle ammaccature di una rivoluzione recente. Hanno dipinto bandiere perfino sui bordi dei marciapiedi attorno alle piazze. Appena il tempo di appoggiare i bagagli dopo oltre otto ore di autobus, e finalmente Tahrir. Ho desiderato questo momento, più o meno consapevolmente, da un mese. Nonostante la mia ritrosia per la metropoli, per il suo smog che s’infila ovunque e per questo traffico spasmodico, mettere piede al centro di quella piazza mi ha fatto sentire come se un anno della mia vita si fosse condensato in quel momento. Qui ti stritola la storia – puoi stare in piedi sulla cresta della sua onda, ma arriva sfacciato, altrimenti ti schiaccia. La prima impressione fa più o meno così: questo non è un posto per timidi, e qui, soprattutto adesso, si invecchia in fretta se non sei abituato a passare per i punti nevralgici della storia. Perché a Tahrir, come nello spazio, il tempo scorre diversamente: ti trovi a camminare per un fulcro dei libri di storia, mentre questa stessa storia è ancora in corso. Infatti, notizia di adesso e a quest’ora comparsa solo in arabo e in inglese su Ahram Online, un poliziotto ha da poco sparato a un autista di minibus qui al Cairo in Maadi’s Gaza’er Square e si temono ritorsioni da parte della gente. Al Maadi hanno iniziato a dare fuoco ad auto della polizia e probabilmente nella mia zona non lo sono ancora venuti a sapere. Qui la gente non ha ancora smesso di festeggiare, e ovunque vendono bandierine in preparazione della festa di domani (o forse non hanno mai smesso di venderle dall’11 febbraio): un mese dall’inizio della rivoluzione e ci si attende un milione di persone. Ma ora dovremo tutti fare i conti con questa notizia. La prima a darmela è stata la cara Jasmine, che oltretutto ha aperto un blog sull’argomento rivoluzione: lei è italo/egiziana e risiede al Cairo, testimone e protagonista della rivoluzione assieme al popolo egiziano, quindi ve lo consiglio. Mi ha chiamata per mettermi in guardia mentre rientravo dal bellissimo ponte sul Nilo con le sue luci colorate sull’acqua. Ad ora sono l’unica straniera che ho visto in giro, tra migliaia e migliaia di persone che sembrano vagare senza una meta, solo per esserci. Qui tutti cercano di parlarti e di farsi scattare foto con te per il solo fatto che vieni da fuori. Più di una persona oggi mi ha ringraziato di cuore per essere venuta al Cairo e mi ha detto che italiani e inglesi qui si son continuati a vedere (forse turisti, forse residenti). Lo spero per loro. E’ un Paese che emana luce pura e questa è una città sopraffacente e ricchissima di tesori, che per quanto invadente non bisognerebbe mai perdersi.

Qui fuori suonano i clacson continuamente come da noi si fa solo quando si vince il campionato mondiale di calcio. Se non si viene a sentire di persona non si può immaginare. E credo che chi è nato libero non possa comunque immaginare il loro stato d’animo adesso.

Un appunto: domani attesi anche pullman di manifestanti in partenza dal Cairo per Sharm El Sheikh, destinazione: la residenza di Mubarak.

Saluto e ringrazio chi mi legge, questa pagina e la storia dei post precedenti che mi ha portata fin qui dal 25 gennaio, perché questo blog mi dà l’impressione di star viaggiando con un grande gruppo di persone.

Vado a dormire presto, perché oggi sono appena saltata sul serpente che si divincola, ma domani mi aspetta la sua testa, domani mi aspetta Tahrir – e il Cairo, se vieni da un’oasi sul mare, sa come spezzarti le gambe. Solo qui ho respirato questa commistione così improbabile di grazia e violenza, di lutto e festa fatti uno. In Messico ho attraversato qualcosa di simile, ma là prendeva la melodia di una tragedia un po’ sopita dalla pigrizia e dal calore folle, mentre qui la gente è febbrile, vispa, veloce e molto più simile al nostro temperamento.

Seguiamo le notizie e vediamo cosa succederà ora dopo l’affronto di oggi.

Buonanotte dal labirinto cairota.

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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