22 febbraio 2011

LA RABBIA DELLA VERITA’

Buonasera a tutti, torno oggi più arrabbiata che mai – in senso buono – reduce da un’accorata intervista con un amico egiziano del Cairo residente a Dahab (caro, fidato, “testato” da anni dal punto di vista dell’affidabilità personale), che era al Cairo tra il 9 febbraio e il 12 febbraio, e che si è dunque vissuto l’ultimo colpo di coda del regime – la terribile sera del 10 in cui si temeva un bagno di sangue – e la caduta del regime in Egitto l’11 febbraio.

A me dispiace rovinare illusioni, ma sono nata con un debole per la verità e la difenderei a costo di inimicarmi anche i miei cari. Mi dispiace spezzare dei sogni. Nei giorni scorsi, sono infatti stata attaccata o contraddetta da alcune persone su Facebook per aver affermato chiaramente che il governo di Mubarak AVEVA SI’ dato ordine all’esercito di sparare sulla folla.  Una notizia che oltretutto avevo già pubblicato in un post e che, data la sua visibilità in varie lingue in rete, ritenevo scontata. Considerate le reazioni, evidentemente non lo era. Mi rendo conto quanto questa affermazione faccia male a chi vorrebbe vedere nell’ex rais un povero vecchio rinnegato, per la cui carriera meritava qualche ringraziamento o, se non altro, il rispetto della sua età. Ho sentito anch’io queste sirene, mi ha quasi fatto pena il suo orgoglio patriarcale d’altri tempi. Ma se c’è stato un faro acceso che mi ha sempre mantenuta lucida nella consapevolezza di chi fosse sincero e chi no, di chi fosse leale e chi no, è sempre stato IL CONTATTO DIRETTO con i cittadini di questo Paese, con persone con un’educazione scolastica medio/alta e soprattutto con chi era presente in quella piazza.

Mi dispiace, dopo l’ennesima testimonianza raccolta oggi, contraddire le persone che mi hanno criticata, cercando di sminuire le mie fonti, e tutti coloro che, di fronte al caso Libia, ora minimizzano le brutalità egiziane (e all’improvviso pare che in confronto a Gheddafi Mubarak fosse un agnellino, perfino capace di affetto e di dolcezza verso gli egiziani – la dolcezza di far sparare tutti i poliziotti e i criminali liberati, ma non l’esercito… che magnanimo signore). Ma, a parte il fatto di parlare 4 lingue e seguire di conseguenza le notizie da un bel ventaglio di voci, resta che io ritengo la fonte di informazioni più attendibile ed originaria la persona stessa in carne e ossa che vive le cose direttamente sulla sua pelle, con i suoi occhi, con i suoi sensi e con i suoi simili. E’ DA LI’ che poi si irradiano le notizie che arrivano – spesso sporcate – sui nostri mass media (oltre che come sappiamo, dalle versioni diplomatiche e politiche). E, dicevo, a me dispiace deludere illusioni o aspettative, perché quando lo fanno con me fa male… Ma devo dirlo,

–        che l’amico M. era in quella piazza quando tutto il “popolo di Tahrir” il 10 febbraio è venuto a conoscenza del fatto che il personale alle direttive del rais (polizia e guardia nazionale) aveva stipato tutti i sottopassaggi della metropolitana attorno all’area di esplosivo;

–        che M. stesso è stato messo assieme ad altri a guardia di uno degli ingressi della metro per permettere solo a personale militare di entrarvi e uscirvi per andare a disinnescare quella polveriera;

–        che questo i militari l’hanno fatto DISOBBEDENDO all’ordine già dato da Mubarak di procedere con la soppressione violenta delle manifestazioni (generali in primis);

–        che a Tahrir Square i poliziotti cercavano di impedire ad ogni ingresso il passaggio di medici, infermieri, medicinali e materiale per l’ospedale da campo, il cui passaggio veniva forzatamente permesso solo dai militari;

–        che ancora oggi gli ex pro-Mubarak ed ex poliziotti hanno aizzato il personale delle ambulanze a scioperi protratti per ottenere un risarcimento per i salari miseri degli ultimi 30 anni, e che grazie a questo ieri in Egitto sono morte 4 persone;

–        e, infine, che gran parte degli ex poliziotti, ora in piena anarchia e in attesa di nuovo ordine, e della guardia nazionale fedele a Mubarak, stanno ancora scorazzando per il Paese liberi di torturare i cittadini scomparsi e non ancora rilasciati, e che A QUESTO SI RIFERIVA E SI RIFERISCE il comunicato di Amnesty International che ho citato il 20 febbraio -, unica fonte che ha erroneamente attribuito le violenze tuttora in corso in questi giorni in Egitto all’esercito. Si trattava dunque di scagnozzi dell’ex guardia nazionale (addestrati a una vita animale nel deserto armati solo di un coltello, ad allenamenti disumani e a divenire immuni alla violenza – e su questo ho testimonianze da anni da parte del mio ex compagno arabo e di qualunque egiziano ci prendiamo la briga di intervistare).

Non mi sembra dunque difficile accedere alla verità se sei in Egitto, se cerchi di parlare un po’ di arabo, se, se non altro, padroneggi l’inglese (l’italiano non è ancora lingua ufficiale qui…), se entri nell’ambiente con le dovute maniere. Soprattutto oggi, – giorni in cui per la prima volta dopo decenni tutti vogliono sfogarsi e parlare e raccontare quello che erano terrorizzati a condividere con noi stranieri fino a un mese fa.

Quindi, ribadisco, mi dispiace deludere certi benpensanti delle zone turistiche dell’Egitto o di una certa opinione pubblica in Italia. Forse è il caso di fare un po’ “meno ghetto” e parlare di più con le fonti dirette delle news internazionali: i cittadini egiziani. La cui foga nel raccontare certe brutalità, degli ultimi anni o di quei giorni, è un vero fiume in piena… Difficile smentire i testimoni diretti.

M. si metteva le mani sugli occhi mentre mi raccontava, e continuava a dirmi che io non posso immaginare, che per quanto io sappia non posso immaginare a cos’erano arrivati gli uomini del regime. Mi dice che ha parte della sua famiglia bloccata in Libano, e che ha passato ieri notte senza dormire dall’ansia, mentre pare che solo allora abbiano aperto il confine tra Libia ed Egitto per permetter loro di scappare – la frontiera era bloccata da giorni. Così come internet. Così come l’amore nel cuore degli uomini.

Quanto alla Libia: posso solo chiedere a chi legge di pregare -, a qualunque fede apparteniate, agli atei, agli agnostici, non fedeli e liberi pensatori o ricercatori dello spirito, e persino agli indifferenti, di dedicare se non altro qualche meditazione, un mantra o un minuto di silenzio a chi sta vivendo l’inferno in terra, a chi è l’oggetto di un crimine contro l’umanità anche in questo istante, per far sì che le nostre energie convergano tutte in quel punto e accelerino l’arrivo dell’alba dopo l’abisso di buio che non si è potuto evitare.

E un ultimo appunto: nessuno alle news italiane ha ancora spiegato che se si vedono somali o altri africani dei Paesi sub-sahariani a massacrare i dimostranti libici in questi giorni, è perché il corpo armato del regime libico corrispondente alla guardia nazionale in Egitto è costituito da uomini di un misto di razze, mercenari della Legione Straniera.

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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3 Responses to 22 febbraio 2011

  1. jasmine says:

    Grande verita’..brava Sonia.

  2. marna says:

    Un’applauso cosi’ grande che soffoca pure il rumore delle cascate del Niegara.
    Grazie

  3. marna says:

    Un applauso alla verita’ e a chi la racconta,
    Grazie Sonia.

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