20 febbraio 2011

LA MALEDIZIONE DI TUTANKHAMON E LA BENEDIZIONE DEL POPOLO

A Dahab un gruppo di uomini ripulisce la città indossando magliette bianche che recano la scritta “io amo l’Egitto”.

I nostri poliziotti ora prestano servizio disarmati. E mentre gli egiziani sono impegnati tra gli scioperi che rimarcano le loro rivendicazioni, i festeggiamenti e il sapore di una libertà prima sempre prerogativa d’altri, Amnesty International dedica un articolo in prima pagina su presunte torture su cittadini che starebbero praticando gli stessi militari. Finché non avremo notizie più dettagliate e certe, fuori dalla confusione di questi giorni, mi limito qui solo a citarlo come raccolta dati tra gli altri di questo periodo turbolento. La notizia pare giunta prima alla suddetta associazione umanitaria che alle stesse agenzie di stampa (il 17 febbraio) – e spero vivamente che si tratti di nuovo di un errore, di un fraintendimento coi poliziotti o di uno di quei pochi incubi che in questi giorni sono stati smentiti.

(Ndr. correggo dal 21.2: si trattava infatti della Guardia Nazionale, ben diversa dall’esercito, ma Amnesty non l’ha specificato…)

Un’altra chicca di cui non parlano le TV internazionali, ma che ci segnalano le TV di Stato egiziane (che all’improvviso sono diventate trasparenti), è quella della repressione a Giza. Nei giorni più caldi della rivoluzione, quelli in cui la polizia sparava sulla folla in quanti più travestimenti possibili, le donne dell’area di Giza hanno aperto le porte delle loro case ai dimostranti in fuga, salvandone un gran numero. Intanto forse le TV europee non aggiornano sul fatto che in Egitto i morti e gli scomparsi ammontano a migliaia, non a centinaia come riportavano le varie fonti nei giorni scorsi.

Nel Paese egiziano – forse è giunta ormai anche in Italia la notizia – nel frattempo diversi ministri del vecchio regime sono stati arrestati e al momento si trovano in galera (ex ministro del Turismo, dell’Interno, dell’Edilizia Popolare e il magnate dell’acciaio Ahmed Ezz, anche dirigente del Partito Nazionale Democratico – ha ha che bel nome…). Chi per riciclaggio, chi per appropriazione indebita di fondi pubblici. E’ uscita inoltre negli ultimi giorni la notizia che gli stessi “teppisti” che avrebbero trafugato reperti archeologici dal famoso museo del Cairo fossero parte degli stessi uomini di Mubarak – o naturalmente loro inviati (e l’agenzia Adnkronos rievoca la maledizione di Tutankhamon su chiunque osasse violare il suo eterno riposo).

Nel frattempo, Gheddafi minaccia l’Europa (ma che novità) di interrompere le collaborazioni con l’Unione Europea e sul fronte immigrazione con l’Italia se i nostri Paesi continueranno ad appoggiare le insurrezioni popolari. L’Europa gli compra un 79% del petrolio, di cui ben un 32% la sola Italia. La mia risposta starebbe sulla punta di un dito che non specifico.

E questa volta se Berlusconi appoggia il dittatore che sta macellando la sua gente anche in questo preciso istante, mi sa che l’Unione Europea ci taglia fuori.

Vorrei ora segnalare la bella solidarietà che si sta creando tra blogger interessati al Medio Oriente in questi giorni, le nuove amicizie che ne stanno scaturendo e la disponibilità, priva di ogni spirito egoistico, messa in gioco dalle tante parti di aiutarsi a vicenda a diffondere gratuitamente a più ampio raggio possibile il messaggio attuale e più urgente. Quello di una verità senza filtri di informazione indipendente in loco, scambiata, condivisa; l’urgenza di un intervento politico e umanitario in Paesi come la Libia e il Bahrein oggi e la necessità assoluta di far sentire la voce di queste persone, di far vedere lo spaccato di questo momento, a chiunque ancora creda di poterne restare indifferente. Segnalo dunque qui in particolare un altro blog meritevole, di Paola Sole, sorto dalle ceneri della rivoluzione egiziana proprio come il mio,  qui con una bellissima intervista all’amica Jasmine del Cairo, che spero di andare a incontrare a giorni.

C’è chi va e c’è chi torna: il mio amico nonché affittuario B. è tornato in quest’istante dal Cairo, dove ha assistito dal vivo alla caduta del suo dittatore.

«Ogni volta che l’uomo si è incontrato con l’altro, ha sempre avuto davanti a sé tre possibilità di scelta: fargli la guerra, isolarsi dietro a un muro o stabilire un dialogo. […] L’esperienza di tanti anni trascorsi in mezzo agli altri di paesi lontani mi insegna che la benevolenza nei loro confronti è l’unico atteggiamento capace di far vibrare la corda dell’umanità» – Ryszard Kapuściński

Advertisements

About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
This entry was posted in La Rivoluzione del Popolo. Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s