12 febbraio 2011

FESTA E INVENTARIO

Die Presse dalla Germania titola “Mubarak è storia”.

Da Tahrir Square, l’epicentro della rivoluzione, continuano a festeggiare a oltre 24 ore di distanza dalla liberazione di ieri sera. Qui si erano organizzate le derrate alimentari, pulizie, turni di guardia, bagni chimici, distribuzione di giornali, banchi di oggetti smarriti, barbieri sulla strada… I  giovani non vogliono andarsene, quella piazza sembra una Woodstock moltiplicata per dieci con l’aspirazione a convertirsi in una comune. Inoltre, il popolo non vuol tornare a casa per garantire di veder realizzate le proprie richieste. Stanno costituendo un comitato popolare per interagire con l’esercito. Le prime richieste in assoluto sono quelle della liberazione dei prigionieri politici, di una reimpostazione della polizia e della sospensione dell’Emergency Law che è formalmente ancora in vigore.

Si organizzano veglie per i martiri che ci hanno permesso di vedere questo giorno.

Anche El Baradei si è messo a “twittare” col messaggio: “E’ il più bel giorno della mia vita.”

Ieri sera, nella tranquilla Dahab ormai quasi disabitata, un arabo ballava impazzito in mezzo a un bar di uomini e un altro distribuiva caramelle sulla strada – un gesto di festeggiamento che trovo delizioso.

Oggi insorge l’Algeria – in realtà i disordini erano iniziati settimane fa, ma da ieri notte il popolo sottomesso ha trovato maggiore coraggio di scendere in piazza e reclamare i propri diritti. Proteste di migliaia di persone anche nella capitale yemenita Sana’a.

La TV di Stato che fino a ieri si era opposta alla rivoluzione, ora sullo sfondo della bandiera egiziana mostra le foto dei ragazzi dalle vite stroncate in questi giorni, chiamandoli “martiri”…

Riguardo i dittatori, vorrei citare qui un brano interessante dal libro di Domenico Vecchioni (“Tiranni e dittatori. Volti, manie, deliri e crimini del potere assoluto. Da Bokassa al dispotismo irreale di Shwe”):

“I dittatori soffrono senza eccezioni della sindrome del distacco dalla realtà. Sindrome che per la verità colpisce qualche volta anche i governanti democratici. Ma almeno questi ne guariscono quando scade il loro mandato e tornano a confrontarsi con la vita reale. Nei dittatori invece la sindrome si aggrava progressivamente rimanendo al potere tutta la vita, e i fumi dell’ubriacatura del comando continuo impediscono loro di vedere oltre i loro schemi e parametri ideologici. Per loro quindi non è la struttura del potere che deve adattarsi alle esigenze del popolo, ma, al contrario, è quest’ultimo che si deve sacrificare per fare in modo che l’illuminato possa realizzare i propri sogni e dare contorni reali alle proprie ossessioni. I cittadini insomma come comparse di una mega produzione cinematografica, dove il dittatore-regista ne dispone a suo piacimento. Pochi infine resistono alla tentazione di perpetuarsi, nominando nella famiglia eredi e «principi ereditari» di vario genere. Per il bene del popolo, s’intende! Come per il bene del popolo la maggior parte dei dittatori si lascia andare ad un incontinente culto della personalità, dalle forme più aberranti, forse per sentirsi rassicurati nella loro follia di potere, per credere nella solidità del loro status, per convincersi che non saranno dimenticati. È strano come le dittature, di qualunque colore politico o ideologico siano, finiscano per somigliarsi nelle strutture «rivoluzionarie», nell’organizzazione del consenso, nella gestione del potere, nella manipolazione dell’opinione pubblica, nell’indottrinamento dei giovani, nel disprezzo dei diritti dell’uomo, nella giustificazione dei propri abusi”.

Un altro video toccante di oggi, con le migliori immagini di questi giorni – composto da un parente dello stesso F. Ognuno si è dato da fare nel suo piccolo a far sentire la sua voce a modo suo, e quel piccolo è diventato qualcosa di grande. Ha trionfato la non violenza delle nuove generazioni. Uno stile in cui io ripongo il mio futuro e in cui credo avverrà il cambiamento epocale da tutti profetizzato. La non violenza ripaga. La verità viene sempre a galla, prima o poi. E Allahhu Akbar (Dio è grande) perché è grande il popolo.

Oggi nella piazza i giovani hanno iniziato a ripulire uno spazio che forse per la prima volta sentivano come casa propria. E su Facebook e anche sottoforma di fotocopie, tra gli egiziani ha preso a girare un testo in arabo che fa così:

من النهاردة دي بلدك انت، ماترميش زبالة، ماتكسرش إشارة، ماتدفعش رشوة، ماتزوّرش ورقة،ما تمشيش عكسى، ما تدخلش من باب الخروج فالمترو ، ما تعكسش البنات، ماتقولش “وانا مالى” ، و راعى ربنا فى عملك

مبقاش عندنا حجة بقى

=  “Da oggi questo è il tuo Paese. Non buttare spazzatura, non passare più col semaforo rosso, non pagare il pizzo, non contraffare più, non andare contromano,  non entrare nella metro dall’uscita, non molestare le donne, non dire me ne frego, lavora bene e con coscienza. Non abbiamo più scuse.”

E poi ancora:

“Non sarò mai più passivo, denuncerò qualsiasi abuso della polizia anche solo per la guida contromano, sarò fiero del mio Paese con gli stranieri e mai proverò…  M’impegnerò ad aiutare il prossimo, chi ha bisogno. Tratterò la gente con rispetto, cercherò di capire le loro condizioni e bisogni. Non ci sarà qualcuno meglio dell’altro, tratterò in egual modo il ricco ed il povero. M’informerò sui miei diritti e doveri per non subire abusi e per non ledere i diritti altrui. La rivoluzione del 25 Gennaio non e’ solo una grande opportunità per un cambio politico in Egitto, ma e’ una occasione per ognuno per provare a se stesso e agli altri di aver diritto alla cittadinanza di un vero Egiziano.”

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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