9 febbraio 2011, mercoledì

IL LIMBO

Suleiman usa parole dure: o il popolo torna a casa con le buone, o passiamo al golpe.

Vengono rilasciati centinaia di manifestanti dopo essere stati trattenuti e torturati (The Guardia, Al Jazeera…). Il popolo continua a chiedere di sospendere l’Emergency Law, la legge per la quale in Egitto da quasi 30 anni chiunque può essere trattenuto, incarcerato e torturato senza processo a discrezione del poliziotto di turno (e se li vedeste o li sentiste parlare, vi fareste un’idea dell’assoluta arbitrarietà cui è soggetta la vita di qualunque onesto cittadino egiziano dalla sua nascita in poi – qualche informazione sull’Emergency Law qui).

Benzina contrabbandata tra Egitto e Gaza dove gli abitanti si fanno prendere dal panico dalla situazione. Al Cairo continuano le proteste, in cui il turn-over di egiziani prosegue costante a decine di migliaia di unità ogni giorno da tutto il Paese.  Oggi hanno inoltre scioperato in molti, manifestazioni anche in tutte le altre città principali. Sembrano molto più preoccupati della situazione economica i mercati mondiali e la Borsa che non le persone che adesso hanno ancora meno di prima e sono pronte a patire fame e stenti, perché dopo il dolore del lutto di tanti loro figli non si sente più niente. In questo momento, si avverte molto più forte la convinzione, la forza motrice, e tutto quello che riassumerei sotto la parola sogno, il sogno della gente, rispetto alle pressioni e alle preoccupazioni del coro dei Paesi, degli investimenti, dei titoli azionari, del risiko del mondo attorno ai figli patricidi di Mubarak.

Viviamo in un limbo – o forse è solo il limbo che esiste da decenni tra Israele, l’Occidente e il mondo arabo, che si sta manifestando alla vista e al tatto, prima sommerso sotto una maglia di strategie invisibili.

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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