8 febbraio 2011, martedì

Obama fa marcia indietro, la delusione che speravo di evitare. Adesso dice che Mubarak deve guidare la transizione lui stesso per evitare il caos. Forse il rais gli ha rivelato il segreto insondabile che si tiene dentro a dispetto di tutti che non gli permette di staccarsi da quella sedia -, ma sì fantastichiamo. E il “now” ripetuto fino alla nausea finisce nella spazzatura assieme agli altri USA e getta.

Il Guardian oggi dedica appena un piccolo sottotitolo alla “rivolta araba”, perché milioni di persone che restano in una piazza per la lunghezza delle ferie forse cominciano ad annoiare. Dice che il caos ha favorito la fuga di un militante di Hamas dalle carceri, Ayman Nofel, che ora è stato accolto in trionfo a Gaza. Così era stato anche per altri ragazzi palestinesi prigionieri politici liberati insieme a criminali nel delirio dei giorni scorsi.

Bell’articolo sul New York Times di oggi a contraddire Obama e a denominare il luogo della rivoluzione “Repubblica di Tahrir”.

Operatore egiziano di Google, Wael Ghonim,  fondatore del gruppo su Facebook “We are all Khaled Said”, è stato trattenuto per una settimana e rilasciato lunedì scorso. Non si sa ancora in che condizioni l’abbiano tenuto e cosa gli abbiano fatto, ma gli hanno fatto perdere la rivoluzione.

Una nuova sposa dice che se Mubarak non si dimette partorirà nella piazza.

Suleiman promette, assieme alle riforme alla costituzione, che i dimostranti non verranno puniti. In Facebook uomini e donne egiziani ridono di quest’ultima affermazione.

Fonte: l’amico egiziano B.: pare che oggi Mubarak parta da Sharm per la Germania per le cure cui deve sottoporsi, e gli egiziani di là lo sanno… 🙂 Elevato il livello di sicurezza.

Avviata inchiesta sull’ex ministro degli interni Habib El Adly che si sospetta sia dietro l’attentato ai cristiani copti di Alessandria lo scorso Capodanno. Ovviamente, allora si è ribaltata la colpa su Al Qaeda, come ogni volta che scoppia un pneumatico da qualche anno a questa parte.

Oggi i manifestanti marciano, si muovono, arrivano al palazzo del parlamento, ci sono dei Ministri che non riescono a raggiungere i loro uffici. Il popolo non riconosce questo parlamento. E Piazza Tahrir si espande al resto della città.

Non vedo perché debbano per forza essere i governi occidentali e i loro portavoce a convincere il Popolo Egiziano che senza Mubarak sarebbe il caos, che ci vuole del tempo, che ci vuole una transizione fatta senza fretta, e non invece il contrario. Non vedo perché non debbano essere Obama e la Clinton, Francia, Inghilterra, Italia e le Nazioni Unite, a credere che se questo Popolo non torna a casa sua, che se non si fida di lasciare al potere Mubarak un solo giorno in più, che se insiste tanto da morire in quella piazza, ha le sue ragioni, e sono ragioni che dalla loro morbida democrazia gli occidentali non possono dettagliatamente immaginarsi. Forse ci vorrebbe loro un corso accelerato di miseria, di malizia e corruzione per capire. E qualche mese di Emergency Law (legge sullo stato d’emergenza) che non auguro a nessuno. Ancora peggio se fanno orecchio da mercante -, ma a volte mi convinco che davvero non ne abbiano un’idea.

Oggi manifestazione dei giornalisti delle TV egiziane contro il Ministro dell’Informazione e la politica delle censure cui sono stati sottoposti fino a oggi.

La rivoluzione cresce e impara a camminare.

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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