7 febbraio 2011, lunedì

ABISSI E IRONIA

Quattordicesimo giorno di rivoluzione.

Nella piazza del mondo si moltiplicano episodi di grandi uomini il cui eroismo latitava da anni sotto il peso di una montagna, in attesa di questo momento. Nella piazza del mondo nel frattempo sono già nate storie d’amore, amicizie, si sono celebrati non sappiamo più quanti funerali e due matrimoni.

Ho passato parte della mattina a far ridere gli amici egiziani di un centro immersioni con le caricature e le animazioni su Mubarak.

Cervelloni intervistati ad Al Jazeera ribadiscono che non è solo Mubarak la pedina da estirpare, ma un intero stato di polizia.

Alla Casa Bianca si guarda Al Jazeera compensando l’odio che covava Bush verso questo canale.

Tutti noi a Dahab e non solo ci chiediamo cosa faremo dal momento che per un po’ e non si sa per quanto non ci sarà più lavoro per nessuno, se i notiziari d’Europa continuano a seminare terrore ingiustificato. Tutti gli egiziani di tutte le estrazioni sociali, e in particolare chi lavorava col turismo, sono sull’abisso e lo sentono, lo sanno. Tutti aprono il loro negozio o il loro ufficio ogni mattina, senza un giorno di interruzione qui a Dahab nemmeno durante lo “sciopero a oltranza”, ma non si sa se lo facciano per inerzia o per speranza, per abitudine o perché non c’è altro da fare, se non sei a manifestare a Tahrir – a festeggiare o a morire.

I ragazzi resistono e il mio cuore smania dalla voglia di unirmi a loro. Dovrei vestirmi da egiziana e come minimo andare con amici egiziani. Notizie di violenze sugli stranieri al Cairo girano ogni giorno. Solo una volta che si è dentro la piazza si può entrare nelle immagini pacifiche che vediamo in TV.

Sono appena prima del pericolo e appena dopo la distorsione delle informazioni dell’estero. Sono geograficamente a metà tra la disperazione e la salvezza, e tra le due cose preferisco il forte della verità.

Sera

Oggi il nuovo Governo non accettato dal popolo propone un aumento del 15% degli stipendi. Il capitale di Mubarak ammonta a 40-70 miliardi di dollari. Il debito pubblico egiziano a 50 miliardi di dollari. Strane corrispondenze, le butto lì.

Hanno rilasciato il giornalista di Al Jazeera Ayman Mohyeldin.

Oggi manifestazione degli egiziani anche davanti al consolato a Milano. Ma dovunque si guardi, pare che tutt’Europa e mondo arabo stia manifestando. E ho come l’impressione che anche i dimostranti di ieri davanti alla villa di Arcore abbiano tratto un pezzetto del loro coraggio dal popolo che mi ospita in questo momento.

La Russia vuole rimpatriare tutti i suoi turisti qui (28.000) entro il 14 febbraio (fonte: sharmegitto.wordpress.com).

Gli italiani di Sharm stanno organizzando una raccolta di firme per rilanciare il turismo in Sinai e ripetere ancora che qui tutto è sicuro e che per il turista nulla è cambiato.

Continuo a sentire il fiato sul collo del mondo che corre avanti generando notizie giornalistiche e mitologie, facendo perno sul Medio Oriente, mentre mi schiaccia, tra la mia personale campagna di controinformazione che si unisce alle altre e le email degli amici, gli appelli su Facebook, i filmati di Utube e la pioggia di twits dal Cairo. Poi le persone, le persone che mi capitano attorno ogni giorno facendo da corollario al mio puzzle di giornalismo sentimentale, diario di viaggio, blog a venire o comunque lo si voglia chiamare.

Arriva la quattordicesima notte sul Cairo e sulle migliaia di manifestanti irremovibili dalla piazza del mondo. La notte più fredda finora. Credo che per molti di loro sarà scioccante tornare a casa dopo un’esperienza energetica così forte, e comprenderei se alcuni di loro sentissero già quel pezzo d’asfalto e quel cielo come la loro nuova dimora, nella comune del melting pot di chi gli si è accampato attorno.

Oggi persino alcuni esponenti dei Fratelli Musulmani urlavano in piazza davanti alle telecamere che questa è una rivoluzione di tutti per la democrazia, e che qui sia musulmani che cristiani che atei stanno lottando insieme per gli stessi diritti.

Gli egiziani stanno componendo la loro rivoluzione all’insegna della tenacia e dell’ironia, della fratellanza e dell’incredibile giocosità, constatabile oggi giorno anche solo dalle scritte con cui si presentano in piazza (ne sto componendo uno spassosissimo collage con foto annesse). La portano avanti come se stessero eseguendo un dipinto magistrale sotto gli occhi del mondo, e volessero superare in bellezza e completezza tutte le rivoluzioni della storia, senza scordar fuori nessun ingrediente. Tra i loro colori, persino evocazioni di scenari da Woodstock e da Sessantotto, da eroismo romantico, da resistenza pacifica alla Ghandi, sacrificio di sé per il prossimo e non in nome di una religione,  e debutti di battaglie mediatiche nemmeno concepibili nelle rivolte precedenti. Io li guardo, e imparo ad essere migliore.

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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