5 febbraio 2011, sabato

DAHAB, VENTO E FRUSTRAZIONE

Esplosione a Al Arish, chi dice al gasdotto che porta il gas in Israele, chi dice che l’esplosione non è avvenuta vicino ma non ha provocato alcun danno alle condutture (www.agi.it). Faccio appena in tempo ad aprire gli occhi e sono sepolta di notizie dalle TV e dagli amici di Dahab in Skype.

Stanotte mi tormentava un concetto, iniettandomi rabbia, come se mi fosse arrivato alla lucidità a scoppio ritardato. Ai TG italiani parlano della preoccupazione per le potenziali ondate di immigrazione dall’Egitto ADESSO, quando gli Egiziani che abbiamo in Europa e in Italia sono scappati ESATTAMENTE da questo regime e da tutte le cose che in Italia nessuno si è mai preoccupato di chiedere loro o di sondare. Ne ho conosciuti negli ultimi anni, di quelli che hanno rischiato la vita per scappare di qui fingendosi iracheni per poter essere profughi di guerra, e che non sono riusciti a farcela anche dopo avere speso i loro ultimi risparmi per gli aguzzini che cercavano di organizzare il loro espatrio. Ne ho conosciuti di disperati pronti a pagarti per sposarti o a pagarti anche solo perché tu andassi a parlare all’ufficio immigrazione della tua città e a cercare di trovare loro un lavoro, un alloggio o una moglie. Se solo in Europa si rendessero conto che ora queste cose sono alla fine, e non all’inizio, esulterebbero con noi anziché continuare a evocare fantasmi dall’aldilà.

Qui cielo da pioggia e vento impressionante che va ad aggiungere i suoi ululati a un paio di aerei che oggi ho avvertito e che non ricordo di aver sentito gli altri giorni. Si tengono le antenne alzate. Sembra che tutto voli via.

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Oggi la TV è disturbata per via del vento fortissimo che soffia a Dahab. Sono a pezzi per aver dormito così poco con un sonno agitato da personaggi spaventosi che uscivano dai sogni. Adesso devo spegnere tutto e ricordarmi di mangiare e tornare a dormire, perché se lascio accesi TV ed internet le informazioni mi investono. Gli altri miei amici stanno subendo gli stessi effetti. Il breve lasso di tempo in cui l’insegnante di aikido ci fa chiudere gli occhi e svuotare la mente è il minuto più bello della settimana.

Amici su Facebook hanno pubblicato un bell’articolo in inglese su una catena umana di cristiani che ieri avrebbe protetto i musulmani dai disordini del mercoledì delle violenze durante la preghiera.

E dopo l’esplosione a Al Arish, ora secondo Fox News c’è stato un tentativo di assassinare il vice presidente egiziano che è fallito ma ha ucciso due body guards. Una notizia che esce adesso ma che risale a fine gennaio e che poi fonti di sicurezza egiziane avrebbero smentito.

Si ha l’impressione che stiano inventando notizie ogni due ore per distrarre in tutti i modi il popolo e soprattutto i media. Per toglierti dal tuo centro.

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Pomeriggio

Non si riesce a dormire, la mente non si spegne e viene da ascoltare con sospetto ogni aereo che romba nel cielo.

Una mia collaboratrice estone è scappata in Israele cercando lavoro a Tel Aviv da quando tutti i voli per il suo Paese sono stati sospesi. Le ho riassunto la mia visione, mi ha risposto che di rivoluzione ne ha già vista una nel suo Paese – e forse un’altra non le andava.

Una ex cliente tedesca mi richiede aggiornamenti quotidiani e si interessa molto della mia salute qui. Oggi mi ha mandato un articolo che direbbe che Mubarak (malato di cancro da un po’) dovrebbe recarsi in Germania per una cura prolungata – e chissà se è vero. Quando arrivano gli alieni?

Intanto, il sentimento più forte che condisce questi giorni da parte mia è assolutamente un soffocante senso di impotenza, di insufficienza di mezzi per parlare, per far sentire la mia voce e le notizie troppo grandi per una persona sola, un senso di disinteresse generale e di frustrazione quando anche su Facebook ben che vada tutti gli articoli che cerchi di sottolineare li leggono in cinque. Facebook dal versante italiano mi dà quasi la nausea: gli utenti continuano a pubblicare pensierini da Baci Perugina e vecchi video musicali quando qui si sente l’odore di bruciato dell’asse del mondo che sta ruotando – e non era certo a livelli astronomici come le profezie prevedevano. Si comincia quasi a intravvedere qualche barlume di cosa si intendesse per 2012. Da qui in questi giorni si vedono con una chiarezza mai goduta prima i telai dei giochi internazionali. Mai come oggi ho potuto intravvedere tra gli stracci il loro scheletro, come se all’improvviso potessimo vederci tutti coi raggi infrarossi. Forse, devo semplicemente convincermi che quello che scrivo non interessa a nessuno. Forse devo cambiare anche l’asse della mia vita dall’espressione all’ascolto, una rivoluzione che comporterebbe un ribaltamento totale della mia stessa identità. E non mi è sfuggito chi si è fatto vivo e chi non ci ha neanche pensato. La moltitudine di persone che consideravo amiche sta traballando.

Ogni giorno di più ho l’impressione che questa rivoluzione non riguardi solo il popolo egiziano e gli equilibri internazionali (come se ciò non bastasse), ma anche la nostra umiltà e la nostra presunzione nel considerarci unici legittimi detentori della democrazia, anche il limite tra i nostri pregiudizi e le nostre ammissioni, tra la nostra obiettività e i nostri mostri, e infine anche la mia personale concezione della comunità di Dahab e dei miei amici in generale. Questa la mia risposta a un’amica che chiede di me da Venezia. “Ciao C., troppo da raccontare, è questo il problema, troppo da raccontare e troppo poca visibilità per farlo. E’ molto frustrante. In ogni caso, scrivo tutto ogni giorno. Sto bene, siamo tutti pieni di adrenalina. Sono a Dahab, dove tutto è rimasto apparentemente tranquillo ma dove questo far finta di niente degli stranieri locali comincia a darmi sui nervi…”

In questi giorni si sente anche la mancanza di un compagno. Non avevo mai avvertito questa sensazione all’infuori del dato fisico o sentimentale. In questi frangenti invece emerge proprio da un istinto diverso: ricerca di protezione e vicinanza. Tutto acquisisce una luce diversa, e mi dispiace quasi per le persone che continuano a voler credere che questo non ci riguardi e che nulla sia cambiato, perché non è cambiata neanche la luce nei loro occhi.

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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