31 gennaio 2011, lunedì

COLLABORAZIONE E CIVILTA’

Domani sciopero nazionale ad oltranza e marcia in cui si attendono un milione di persone.

Quattro giorni senza internet. Non mi era mai successo da quando ho iniziato a usare la rete circa dodici anni fa. E per noi qui in Egitto, il ritorno della rete è in parte desiderato e in parte temuto. Desiderato per la voglia di esprimerci sui social network e di creare un altro tipo di manifestazione, in cui condividere emozioni e immagini con l’Europa e con tutti gli egiziani delle città di qui o gli emigrati da noi -, temuto per via di tutti i contatti che dovremo rassicurare e per via delle prenotazioni sicuramente cancellate.

Oggi c’è stata un’impennata nei grafici degli utenti aventi accesso a internet dal territorio egiziano: i giovani cervelli informatici del Cairo hanno trovato il sistema di evadere la censura e di parlare nei social. Noi a Dahab siamo solo in attesa e nella speranza che le loro istruzioni si diffondano.

Nelle città d’Egitto gli stessi civili iniziato a esercitare i compiti della polizia che si è dileguata al momento del bisogno, mostrando finalmente al mondo il suo vero volto – e non più solo a noi. L’autogestione regna sovrana e stupisce il pubblico mondiale. Ho visto in TV un civile in magliettina dirigere il traffico al Cairo. La mia preoccupazione è scemata, perché mi fido della gente egiziana e del compattamento tra di loro e non posso credere che lascerebbero morire dei loro simili o familiari isolati nel Sinai.

Questa notte, gli stessi beduini hanno istituito dei turni presso i check-point attorno a noi (abbandonati dai poliziotti), per preservare l’area, per proteggere le loro proprietà e la loro gente. Nei giorni della rivoluzione, crollano assieme ai muri anche le barriere che creavano attrito tra etnia beduina ed etnia egiziana – tutti ufficialmente “marsrein” (egiziani).

I giornali italiani titolano “carri armati a Sharm”, e io mi chiedo la gente a casa che cosa pensi, visto che là carro armato è sinonimo di guerra mentre qui è simbolo di protezione e pace.

La CNN fa spettacolo con l’evacuazione degli americani e i voli che gli USA hanno organizzato oggi dal Cairo.

Fuori sembra tutto truce e forse ci provano anche gusto, mentre da dentro già da ieri l’atmosfera di preoccupazione ha ripiegato verso gioia e solidarietà e sento che qualcosa di trentennale si è rilassato e sciolto.

Oggi El Baradei sta addirittura preparando un programma da presentare in collaborazione con i Fratelli Musulmani.

E’ tutto bello, ma non come in un film di Hollywood, piuttosto come in un presepe in cui la fratellanza si sente davvero ed è estremamente più grande e più vera della spettacolarità.

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Qualcuno è riuscito a digitare su Twitter che domani, primo febbraio, è indetta una marcia di massa da Tahrir Square al Cairo. Su Al Jazeera hanno appena fatto parlare un’attivista manifestante, e subito dopo, da una casa, una bambina. Era un appello di una bambina egiziana a Mubarak, parlava in inglese. Il suo messaggio era di dimettersi e rimuovere il blocco informatico. Poi, si mette una mano di fianco alla bocca, si avvicina alla telecamera come a rivelare un segreto, e aggiunge: “Alcuni dei tuoi uomini della polizia hanno già cominciato a unirsi alla gente.” Mi è venuto da piangere. E non voglio andare via.

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Mi sembra di sognare: leggo in un sottotitolo di Rai News 24 che Israele chiede a Stati Uniti ed Europa di sostenere Mubarak. Adesso ho la conferma definitiva che il mondo è impazzito.

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I voli da Londra per Sharm continuano a portare turisti e c’è per Londra addirittura un volo al giorno con la Easyjet. Ma gli americani non potevano naturalmente far mancare il loro grande show con l’evacuazione. In ogni caso, mentre Israele ha preso posizione a favore di Mubarak, l’America è riuscita a far liberare i giornalisti di Al Jazeera che erano stati posti sotto arresto al Cairo.

Alcuni dei prigionieri evasi sono già stati arrestati e disarmati dall’esercito.

Qui ad ogni tramonto nella baia scherziamo dicendo che quello potrebbe essere il nostro ultimo. Solo da oggi cominciamo a stancarci di ascoltare le notizie in continuazione. Ora viene voglia di ballare, di fare festa e di ricordarci che non per il sacrificio siamo stati messi al mondo, ma per godere della vita. Tutti.

Non sappiamo cosa aspettarci dalla marcia di domani.

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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