29 gennaio 2011, sabato

RIVOLUZIONE, LA PAURA E L’ORGOGLIO

La TV francese dice che mentre in Tunisia la presa di posizione dell’esercito al fianco del popolo è stata determinante, questo non potrebbe avvenire in Egitto in cui l’esercito è sempre stato un’appendice del regime. Non capisco perché quest’affermazione, visto che, stando agli egiziani e le immagini che vedo in TV, soldati e popolo continuano a solidarizzare manifestando insieme, in pace. E non capisco perché, visto che tutti qui mi dicono che l’esercito in Egitto è sempre stato benvoluto dalla gente, contrariamente alla polizia, in cui sono sempre stati reclutati semianalfabeti, sadici, frustrati ed esseri seriamente squilibrati.

Hanno manifestato tutta la notte, assaltato altri uffici governativi dopo il Ministero degli Esteri ieri. Sui muri del famoso museo del Cairo, in cui riposa la maschera funeraria di Tutankamon e le vestigia dei grandi faraoni, hanno scritto frasi sul cane che è Mubarak. Il canale Euronews dice che il traffico dei cellulari sta riprendendo in Egitto. Non mi risulta proprio e di internet ancora neanche l’ombra. Pare che nel frattempo le vittime siano salite a una ventina, e a me fa sempre impressione in queste sere ogni volta che vado a letto pensare che per qualche giovane in Egitto quella sarà l’ultima notte della sua vita.

Il mio vicino, amico e collaboratore egiziano mi ha appena detto che a Suez il popolo ha disarmato tre centrali di polizia.

Egitto è anche Luxor, Assuan, Hurghada, Marsa Alam… quel che fa ridere nelle notizie divulgate in Italia è che, per chi le vede o le legge, ora qui tutto il Paese è a fuoco. Qui siamo addolorati per coloro che ci hanno rimesso la vita, orgogliosi di quelli che stanno riuscendo ad ottenere promesse da Mubarak messo sotto torchio da Obama, e divertiti dallo stile delle notizie diffuse in particolare dalla Fininvest. Rai News 24 pare più attendibile e più professionale accanto a Euronews, buona Al Arabiya, ottima invece Al Jazeera – questo almeno il mio parere fino ad oggi.

Sentivo aria di rivoluzione dall’inizio dell’anno, la schiena mi si è bloccata da 5 giorni con un gran dolore, e ora ho capito il perché. Incomincia solo adesso ad andare meglio.

Mi piacciono le voci delle persone del popolo, le storie dal di dentro, quei dettagli umani e minimi che credo ai giornalisti non interessino neanche. Per esempio, da due amici di qui ho saputo che tra ieri e oggi il popolo ha attaccato una postazione della polizia a Suez e ha fatto fuori un poliziotto che si stava comportando in modo aggressivo, tagliandogli la testa. Poi ancora si è parlato delle ultime elezioni di Mubarak sei anni fa, del fatto che è al potere per il quinto mandato di fila (da 28 anni), quando sulla costituzione il popolo vuole ridurli a due. Del fatto che gli stessi politici avrebbero ammesso i brogli avvenuti alle ultime elezioni. Mi hanno raccontato che un dottore moderato, certo Ayman Nour, liberale, aveva ricevuto molti voti ai tempi delle elezioni, ma l’hanno incarcerato, gli hanno fatto un bel lavaggio del cervello e chissà che altro. Che Mubarak da ieri ha ritirato la polizia dal Paese, sostituendola con l’esercito – la prima incattivita contro il popolo, il secondo acclamato dal popolo come eroe ed amico –  probabilmente per una mossa strategica, per non fomentare la violenza. Poi pare che oggi sia stato dato l’ordine che la polizia tornasse a intervenire e che lo stesso esercito, dalla parte del popolo, l’abbia respinta. Ho visto con loro immagini di manifestanti del popolo salire sui carro armati e sui blindati e festeggiare o manifestare con i soldati.

Quella cima del capo spirituale dei copti ha invitato tutti i cristiani d’Egitto ad astenersi dalle manifestazioni, come se il carovita e il caro-pane fossero una questione di credo religioso e come se i diritti umani appartenessero a una fede. I beni di prima necessità costano troppo in Egitto per lavoratori che nel 2011 devono vivere con una paio di dollari al giorno, mentre Mubarak e famiglia sguazzano nell’oro tra le loro varie proprietà (Egitto, Manhattan, Los Angeles, Beverly Hills, Londra…). C’è stata una scena bellissima martedì sera -, il giorno della festa della polizia, il 25 gennaio in cui con il “giorno della rabbia” ha avuto inizio tutto, – un momento in cui tutto il popolo in piazza all’ora della preghiera del tramonto si è inginocchiata in terra e circondati dalla polizia hanno iniziato a pregare. Seguono poi versioni contraddittorie sul motivo per cui i manifestanti siano rimasti lì tutta la notte – se per loro decisione o perché obbligati dalla stessa polizia che li circondava. Dicono che oggi vogliono essere più duri nel far rispettare il coprifuoco e che sarà in vigore addirittura dalle 16, mentre alle 16 passate in TV continuo a vedere folle di migliaia di egiziani per le strade.

Oggi i morti sono arrivati a un centinaio. Sono stati bruciati e sventrati interi negozi e bancomat e tutte le banche delle città sono chiuse. Tutto il Golfo Persico è bloccato e piangono per i mercati fermi: l’Egitto era il tramite. La Borsa crolla, e così il pound egiziano. Oggi hanno assaltato il grande centro commerciale Carrefour, dove M. andava solitamente a fare compere. La gente ha fame, mi dice un conoscente, quando gli chiedo perché rovinino esercizi dove la stessa gente del popolo lavora.

Con queste credo ci siano tutte le informazioni che avevo annotato, prima che uno di loro mi chiedesse cosa stessi scrivendo, e di fronte alla mia ingenua risposta su un confronto tra le informazioni italiane e le loro, andasse su tutte le furie e pretendesse il foglietto dei miei appunti per strapparlo. Ecco. E’ proprio questo che deve scomparire. La paura. Ha avuto paura, mi ha accusata di spionaggio e mi ha detto che se certe notizie non arrivano alla lingua italiana ci sarà un motivo. Non c’era modo di spiegargli che io non sono nessuno, che esistono anche altri stranieri che comprendono l’arabo e che possono raccontare, che io lo faccio per la mia conoscenza personale e perchè mi sento un ponte, perché sono dalla loro parte e perché l’Egitto mi coinvolge. E che il regime è finito… Io ho la triste impressione che si tratti solo di persone che esagerano la situazione e i toni, perché se così non fosse, quello che sto scrivendo avrebbe davvero un valore e io potrei davvero essere utile a qualcuno.

Mezz’ora dopo, sono a comprare un pollo e capisco che un ragazzo riferisce a un altro egiziano l’episodio del Carrefour e che lui lo apprende in quel momento. Sento che nominano il Ghazala e ridono, e con loro anch’io: certamente l’idea di assalire il nostro piccolo supermercato di Dahab ci rende fratelli nell’ironia.

Il mio mal di schiena va meglio. Come se il mio corpo per vie misteriose partecipasse ai movimenti interni di questo popolo. Da ieri sera siamo senza governo. Ma la gente non vuole smettere finché lui non se ne andrà. La famiglia del figlio di Mubarak è scappata a Londra.

Da Euronews in inglese: Mubarak ha proclamato un suo vice (Omar Suleiman), avviene in questo momento con il giuramento ufficiale. E’ l’ex capo dei servizi segreti, un passato trasparente dalla parte dell’esercito e pare benvoluto dal popolo. Sembra una notizia molto importante per una risoluzione della cosa al meglio. L’amica V. mi chiama dicendomi “habemus papam”. Li mortacci loro…

Scrivo man mano che apprendo le cose. Dal Cairo mostravano immagini di manifestanti con un’enorme pallottola in mano, per provare alle telecamere che i proiettili non sono di gomma come raccontano. Dopo Al Jazeera oggi pomeriggio, ora questa notizia è arrivata a Euronews, con le stesse immagini. Oggi manifestavano anche a Beirut davanti all’ambasciata egiziana.

Noi aspettiamo internet, perché se arrivasse allora sì che sarebbe una notte lunga anche per tutti gli stranieri isolati qui. Iniziano ad arrivarmi SMS italiani da amici che chiedono notizie di me. Non funzionano le linee per rispondere, chiamerò mia sorella per tranquillizzare chiunque la contatti e ancora per ridere sull’idea del coprifuoco nelle zone turistiche.

In tutti i negozi e le botteghe hanno le TV accese sulle notizie. Le persone che non hanno un televisore si radunano nei negozi sulla strada o a casa dai vicini. Ieri notte ho fatto le due e mezza seguendo le ultime notizie e altrettanto ha fatto la famiglia di B. dall’altra parte della mia parete – tutti soli e tutti insieme.

Notte tra il sabato e la domenica

Ho appena fumato una sigaretta qui fuori e mi sono trovata davanti il giardino d’ingresso occupato da una lunga fila di macchine parcheggiate. In quel mentre ho incontrato B. Gli ho chiesto perché questa notte abbia portato dentro tutti i suoi minibus (atti ai trasferimenti dei turisti). Non gliel’avevo mai visto fare. Mi ha detto che sono un po’ preoccupati. Alla mia domanda stupita: “A Dahab?” mi ha spiegato un po’ delle notizie che sentono loro in arabo. E finalmente, si è lasciato andare.

Dalle carceri sono fuggiti in giornata 6.000 criminali  (Ndr. si viene a sapere dopo, aiutati dalla stessa polizia per creare caos). La paura non è tanto per le persone, quanto per la possibilità che arrivino nelle zone turistiche a distruggere banche e assaltare supermercati. Un pensierino che mi aveva sfiorato proprio oggi. Se non funzionano più neanche i bancomat, come pare, siamo tutti bloccati qui coi soli contanti che abbiamo in tasca.

Gli ho chiesto se sia il caso di andare a Sharm a prendere il primo volo possibile con gli ultimi soldi che ci rimangono, gli ho chiesto di essere sincero, di dirmi quello che sa più di me perché noi stranieri qui non siamo stupidi. Così ho scoperto che questo “vice-presidente” non è così benvoluto da tutti, essendo annoverato, assieme a un altro personaggio come nuovo Primo Ministro (ex capo dell’aeronautica), tra le persone più legate a Mubarak e al suo regime dal passato. La gente va avanti: queste mosse non hanno fermato la loro rabbia, al contrario. La gente vuole rovesciare il regime, vuole facce nuove e mai viste prima. Poi B. ancora mi ha detto che domani sarà la giornata decisiva, e che se poi ci fosse da lasciare il Paese mi avviserebbe, perché in quel caso ci potrebbero volere interi mesi prima di uscire da una vera guerra. Ho annuito, e gli ho detto che per loro è giusto così, che è giusto che stia finalmente avvenendo il grande cambiamento. Lui è d’accordo -, con la sua famiglia seguiranno le notizie tutta la notte anche oggi, mentre nelle città il coprifuoco di nuovo non viene rispettato da nessuno. E nessuno nomina più internet. Non ho più sonno.

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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