28 gennaio 2011, venerdì

L’OSCURAMENTO – NELL’OCCHIO DEL CICLONE

Siamo senza internet. Ora vado a fare un giro a Dahab ad accertarmi se la situazione sia così ovunque o solo da me (questa notte la paura che dipendesse da quello che stavo scaricando). Di certo, lavorando bene o male tutti nel turismo tramite siti e email, se la situazione è questa oggi non possiamo procedere con nessuna delle nostre attività.

Venerdì notte tardi

Internet interrotto in tutto l’Egitto, e in gran parte anche il telefono. Tutti i messaggi non partono e non arrivano. Hanno fermato i voli dall’Italia al Cairo, nessun problema invece con Sharm El Sheikh. Caos nelle città, qui nulla. Ma ancora niente internet.

Finalmente solo questa notte Mubarak sostiene in un discorso di concedere da domani riforme e un governo nuovo. Speriamo almeno che ripartano le connessioni. In ogni caso, noi abbiamo passato una serata divertentissima a vino e Zelig, ma non solo: il divertimento è partito ben prima del cabaret, guardandoci le notizie italiane. Segnalo dunque qui le nuove false informazioni del giorno appena trascorso.

TG5 delle venti: l’Egitto apre le notizie al primo posto. “Egitto a ferro e fuoco”, dicono, come se tutto il Paese fosse in guerra – e a casa chissà cosa pensano. A noi che abbiamo passato la giornata a camminare sfaccendati sul lungomare, naturalmente già scappa da ridere. Il titolo di testata procede con: almeno 15 morti nella giornata di oggi in seguito alle manifestazioni per le strade. Poi, non appena si apre lo stesso TG, l’altra giornalista riporta “2, forse 3 morti nella giornata di oggi”. In pratica, non si mettono d’accordo nemmeno all’interno dello stesso notiziario. E le risate si moltiplicano. Fino a che il gaudio non si può più trattenere quando noi qui in Egitto apprendiamo addirittura dal TG5 che sarebbe “coprifuoco in tutto il Paese”. Se non ci siamo rotolati per la stanza tenendoci la pancia poco ci è mancato. A parte il fatto che a nessun egiziano frega un’emerita cippa del coprifuoco – e sinceramente sono con loro e mi stanno pure simpatici – ma parlare di coprifuoco “in tutto il Paese”, incluse oasi dalle dimensioni irrisorie come quelle di Dahab o di Tarabin, rende la serata francamente esilarante. Mi dispiace solo per i cari a casa, spero di essermi spiegata a sufficienza tra le email e oggi al telefono con mia madre nel sottolineare la differenza del punto di vista tra l’esterno e l’interno, e tra le cose che raccontano per aprire un Tg in maniera spettacolare e quello che capita nei capillari di un Paese intero.

Noi siamo in un canale capillare. Il Cairo è l’aorta. Alessandria un’arteria importante. Resta che dentro di noi, mezzi pionieri e mezzi zingari migratori, isolati dal resto del Paese da un deserto roccioso che di fronte all’Aspromonte ride, sorge divertimento. Scherno. Solidarietà. Avventura, sì sorge avventura. Va bene, non vorrei essere fuori da questo Paese adesso. Quindi vuol dire che va bene così. Sono nell’occhio del cambiamento. Fuori, forse sarebbe stato un distratto mozzicone di TG qua e là tra una TV e internet, scrivendo cose ben più facete su Facebook. Qui è essere nell’anima della storia – una storia che per me non è Ruby. Che non è una polemica tra Fede e Berlusconi o l’ennesima discussione in diretta con Santoro. So di essere in minoranza, non per darmi un tono, ma per una sensibilità differente da quella studiata dagli psicologi di massa. Per me storia e senso sono i movimenti che stanno dentro e dietro un’intera popolazione, l’anello di dis-congiunzione tra i misteriosi e affascinanti antichi Maya e tra i Mayita miseri e alcolizzati tra cui ho lavorato, e da cui ho imparato lo spagnolo in Messico per loro concessione e grazia. Per me storia e senso sono l’anello di dis-congiunzione tra gli antichi Egizi e gli Egiziani di oggi, gli autori delle innumerevoli insegne sbagliate che hanno dato vita a collezioni di foto di questi errori ortografici nei più svariati esercizi, negli uffici legali e tra le scritte urbane. Quelli che proprio mentre guardiamo il TG5 vengono filmati durante le sommosse al Cairo sventolanti striscioni con la scritta “shot me” – ma siete davvero mitici, era il “shoot me” di sparami. “Mobark criminel”, che voleva essere “Mubarak criminal”. Non so quanti in Italia abbiano riso tanto quanto noi che conviviamo con queste cose tutti i giorni qui in Sinai. Probabilmente, non ci hanno neanche fatto caso o non sapevano nemmeno cosa significhi “shoot me” (non “shot me”), in attesa del programma idiota che sarebbe seguito tra veline e tentativi di ironia che non ci fa ridere da anni.

Nell’occhio del ciclone, il punto di vista è proprio un altro. Ogni giorno di più diventa intraducibile quello che raccontano ai notiziari esteri se si ha un’ottica da dentro. Nell’occhio del ciclone, le cose non sono mai così male come da fuori, nemmeno se una guerra civile ci arrivasse davvero. Perché la fattività delle cose ti investe in un modo solo e tu le fai fronte, hai modo di prendere il toro per le corna – da fuori del ciclone gli incubi e le voci si moltiplicano all’infinito e all’eterno. Dentro, hai un modo solo di reagire, e un solo fatto o due opposti. Fuori, ci sono le ipotesi, le notizie contrastanti, i furbi, le interpretazioni. Dentro c’è l’anima, la sostanza, il fermento. Va bene che io sia qui. Come scrivevo in una recente email a casa, prima che ci togliessero la linea: per me il mondo è uno solo. Non sto tanto a guardare in che Paese io mi trovi – se avessi dovuto stare attenta al livello di sicurezza, in Messico il narcotraffico ha peggiorato le cose da quando vi vivevo, in Indonesia si rischiano tsunami e inondazioni, in Tunisia c’è una specie di guerra civile, ora si sollevano anche Yemen e Giordania, proprio dove volevo andare per visitare Petra e il Mar Morto, in Thailandia l’abbiamo scampata per poco per gli scontri di marzo 2010… Non si può vivere pensando che una cosa sia separata dall’altra. Sono dove sono. Per me il mondo è uno.

Mi è piaciuto il discorso di Obama.

Mohamed El Baradei è agli arresti domiciliari.

Nessuno ha rispettato il coprifuoco imposto al Cairo, le TV continuano a inviare immagini di manifestazioni e dal pomeriggio è intervenuto l’esercito. Voglio davvero vedere se domani Mubarak cambierà qualcosa.

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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