27 gennaio 2011, giovedì

EL BARADEI E LA VITTIMA

Tempo un giorno e vengo a leggere di questo premio Nobel per la pace, El Baradei, rientrante in patria proprio oggi, da Vienna, per guidare la protesta e per rappresentare un degno sostituto di Mubarak. Pare che stesse fomentando da tempo il movimento dall’estero.

Ancora F., che si informa bene quotidianamente, lo definisce “sbucato dal nulla”, senza un partito o un’organizzazione alle spalle. A me invece, di fronte all’idea di avere due premi Nobel per la pace alla guida di due importanti Paesi nel mondo, pare la realizzazione di una bella profezia. Una profezia positiva questa volta, di fronte a tutte quelle catastrofiste che riguardano questi anni da molti considerati apocalittici. Io credo solo che la gente abbia voglia di liberazione, ribaltamenti e novità.

El Baradei arriverà in serata all’aeroporto del Cairo, e pare che la protesta più forte e numerosa di tutte sia stata già fissata per domani, il loro giorno festivo e santo, venerdì, dopo la preghiera del mezzogiorno. Quindi, si ventila già di possibili oscuramenti e M. dal Cairo, di ritorno a Dahab, mi chiama dicendomi che il pomeriggio potrebbe mancare la rete.

Nel tardo pomeriggio ci oscurano Twitter e Facebook, questa volta davvero, e la sera già lo riportano anche i giornali italiani.

La moneta egiziana è già calata notevolmente.

Sparano per la strada a un manifestante 22enne in Sinai… come ci vuole poco per morire. La Repubblica riporta una notizia sbagliata: dice che ciò è avvenuto in un paesino vicino ai resort di Sharm El Sheikh quando sia F. (residente e per me ottimo tramite tra gli anglofoni, gli italiani e le fonti arabe), sia le altre fonti di informazioni assicurano che sia avvenuto nel nord del Sinai, ben lontano da qui… Notizia dunque che, oltre che falsa, va già a incidere notevolmente sul turismo, a mio parere, oltre che sullo spavento dei cari di tutti gli italiani che in questo momento vivono in Sinai come me.

Ieri qualcuno diceva che il figlio del Presidente è già scappato in Inghilterra. La Repubblica di oggi dice che pare fosse presente a una riunione del Cairo in data odierna. E poi, le altre notizie contraddittorie sulle vittime: qui sembra che le informazioni giochino a fare le piroette prendendo per la mani alcuni cittadini e giornalisti pagliaccio, che con assoluta leggerezza ballano coi loro colori nel vento, lasciando involare ogni ragione.

Alla mezzanotte torno a casa dopo un film da F. E’ già venerdì, il “giorno caldo”. Un po’ per sfida e un po’ per gioco, provo a scaricare un programma dalla rete che permetterebbe di entrare nei siti oscurati risultando anonimi. Lo menzionava lo stesso quotidiano la Repubblica. Lo usano i dissidenti, diceva l’articolo.  A me interessava solo dare il solito sguardo a Facebook prima di dormire e vedere chi e come avesse commentato il brano che avevo pubblicato in giornata. Ironia della sorte, riguardava accenni alla rivoluzione, una pagina che risale al mio “diario di Dahab” del 2007. Ma non è stata sorte o caso: ho sentito che lo dovevo fare in quel momento e questo basta, e va benissimo che sia l’ultimo dei miei scritti in bacheca se ora in Europa si viene a sapere che ci hanno oscurato. Faccio appena in tempo a scrivere a B. in fondo a un’email di lavoro che ci hanno bannato Facebook e non mi riesce di scaricare il pesante programma per gli anonimi, che scompare anche la rete. Peccato, perché avrei voluto passare la notte a segnalare quella notizia falsa de La Repubblica, e a rispondere a un editore di Milano che dopo millenni di porte sbarrate sembrava interessato a un mio scritto proprio adesso…

Copio e incollo qui la pagina di Repubblica del giovedì 27/01/2011 perché quando tornerà la rete – se torna – sarà già stato aggiornato:

“Scontri nel Sinai, ucciso manifestante
El Baradei: “Pronto a guidare transizione”

La protesta blocca l’autostrada che collega a Israele. Violenze a Suez e Ismailia, cortei ad Alessandria e Assiut. Al Cairo, aeroporto in stato d’emergenza per il ritorno da Vienna del Nobel per la pace: “Mubarak se ne deve andare”

IL CAIRO – La tensione cresce di ora in ora in Egitto, dove il contagio della rivolta popolare che in Tunisia ha costretto alla fuga l’ex presidente Ben Ali 1 mette a rischio il regime di Hosni Mubarak dopo 30 anni di potere assoluto. Un manifestante è stato ucciso nei violenti scontri in corso in una cittadina del Sinai, El Sheikh Zouayed, a pochi chilometri dal resort del Mar Rosso di Sharm el Sheik. Si chiamava Muhammad Atef, aveva 22 anni. E’ stato raggiunto dal proiettile esploso da un agente di polizia, è morto sul colpo. Fonti locali parlano di “campo di battaglia”, negozi chiusi e scambio di colpi d’arma da fuoco tra manifestanti e polizia. In strada sono almeno in diecimila e hanno anche bloccato l’autostrada internazionale che collega Israele all’Egitto.

Stesso scenario a Suez, dove tra spari e lancio di lacrimogeni sono andati a fuoco vari edifici dell’amministrazione locale, una caserma dei pompieri e una parte dell’ospedale pubblico, distrutti quattro blindati delle forze di sicurezza. Nella città portuale a nord-est del Cairo, nella fitta sassaiola tra polizia e dimostranti sono rimaste ferite 35 persone, di cui cinque agenti. Trenta gli arrestati. Altri 10 blindati sono arrivati dal Cairo per mettere in sicurezza gli uffici governativi e la sede del Partito Nazionale Democratico del presidente Mubarak. A Suez la protesta si è quindi estesa alla zona industriale, dove circa 300 operai delle acciaierie hanno fatto un sit-in chiedendo l’aumento del salario.

Scontri in corso anche a Ismailia, nel nord del paese. Inizialmente dispersi dalla polizia, i manifestanti si sono riorganizzati dando vita a un duro confronto con le forze dell’ordine, con fitte sassaiole. Trenta gli arrestati. Manifestazioni pacifiche si segnalano invece ad Alessandria e ad Assiut, nell’alto Egitto.

Mentre nel paese infuria la protesta, la tv del Qatar al Jazeera dà notizia di un vertice di governo al Cairo per decidere quali iniziative assumere in vista delle grandi manifestazioni annunciate per domani. In contemporanea, si è svolto un vertice del Pnd. Dopo mezz’ora ha parlato Safwat El Sherif, presidente del Consiglio della Shura, paragonabile al Senato, per dire che i giovani, le loro richieste, i loro bisogni e il loro diritto di esprimersi con ogni mezzo sono “nel cuore del presidente egiziano Hosni Mubarak e del partito di governo”. El Sherif ha sottolineato la necessità che “i giovani si calmino” perché il partito è impegnato ad affrontare le loro difficoltà. Voci raccolte tra i giornalisti, ma non confermate ufficialmente, hanno riferito che nella sede era presente il figlio del presidente, Gamal.

Le parole distensive di El Sherif contrastano con la durezza con cui l’apparato repressivo colpisce la protesta popolare: dall’inizio delle manifestazioni di piazza di martedi scorso, sono finite dietro le sbarre almeno mille persone, come riferisce un responsabile della sicurezza. Smentita dalle autorità egiziane l’incriminazione di quaranta persone per aver cercato di “rovesciare il regime”, secondo quanto aveva riportato la tv satellitare Arabya. I fermati, spiegano fonti della sicurezza, sono accusati di manifestazione non autorizzata, danneggiamento di luoghi pubblici e di blocco stradale. Con il manifestante ucciso oggi nel Sinai, sale a sette il numero dei morti dall’inizio della protesta, anche se un anonimo responsabile della sicurezza sostiene che le due vittime di ieri 2, un agente di polizia e una donna, sarebbero morte a causa di un incidente stradale, investite da un’auto nel centro del Cairo. “E’ in corso un’indagine” aggiunge la fonte. Il nesso tra l’incidente e i disordini era invece stato accreditato in precedenza da un’altra fonte della sicurezza e da ambienti medici.

La protesta potrebbe essere spinta anche dal ritorno in patria – ieri sera – di Mohamed El Baradei, ex presidente dell’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica), che parteciperà, nelle vesti di maggior punto di riferimento dell’opposizione, alla grande manifestazione. “Sarà domani il vero giorno della collera in tutto il paese” annunciano i dirigenti del raggruppamento “Forze Popolari” nel corso del congresso del Fronte Democratico in corso ad ‘al-Sharqiya’, 100 chilometri a nord del Cairo. Lo riporta il sito dei “Fratelli Musulmani” egiziani. Il cartello dei partiti di opposizione comprende il Partito del Lavoro, il partito liberale al-Ghad, il partito nasseriano e l’associazione nazionale per il cambiamento di El Baradei. All’Ansa, il portavoce dei “Fratelli Musulmani” egiziani, Essam Eryan, assicura che la loro partecipazione alle manifestazioni popolari indette per domani sarà “di massa, ma pacifica”. Un ritorno, quello di El Baradei, visto con grande preoccupazione dalle autorità. L’ex direttore dell’Aiea è atterrto al Cairo con un aereo di linea proveniente da Vienna e per tutto il pomeriggio la polizia è stata dispiegata in forze nei pressi e all’interno del terminal 3 degli arrivi.

Ancora prima che la folla scendesse nelle strade del Cairo, El Baradei aveva commentato gli eventi tunisini considerando “inevitabile” che quell’esempio fosse seguito anche nel suo paese. Il premio Nobel si dice pronto “a guidare la transizione, se il popolo lo vorrà”. Parlando ai giornalisti, in attesa dell’imbarco a Vienna, El Baradei, dichiara di voler “assicurare che tutto si svolga in maniera pacifica e regolare. La mia priorità immediata è di vedere un nuovo Egitto e di veder nascere questo nuovo Egitto grazie a una transizione pacifica”. In una lettera aperta al Daily east, ,Baradei aggiunge: “Questa settimana il popolo egiziano ha rotto la barriera della paura, non li fermerà nessuno. Sono stato fuori dall’Egitto perché era l’unico modo per essere ascoltato. Sono stato oscurato dai media locali del Paese quando mi trovavo lì. Ma sto tornando al Cairo, nelle strade, perché non c’è scelta. Spero che le cose non si mettano male, ma fino ad ora, non sembra che il governo abbia recepito il messaggio”.

El Baradei poi attacca frontalmente il segretario di Stato americano Hillary Clinton, per aver giudicato “stabile” la posizione del governo egiziano.  “Sono rimasto allibito e sconcertato dalle sue parole – scrive il leader dell’opposizione – Che cosa intendeva con stabile, e a quale prezzo? E’ la stabilità di 29 anni di leggi d’emergenza, un presidente con un potere imperiale per 30 anni, un Parlamento che è quasi una beffa, una magistratura che non è indipendente? E’ questo che Hillary Clinton chiama stabilità? Sono sicuro di no. E spero che non sia lo standard che Clinton applica ad altri Paesi”.

Dal capo della diplomazia dell’Unione europea, Catherine Ashton, giunge l’invito alle autorità egiziane di “rispettare” il diritto dei loro cittadini a manifestare pacificamente per la difesa dei loro diritti e a scarcerare i dimostranti pacifici fermati. Ma su Mubarak inizia a farsi sentire anche il pressing della Gran Bretagna, ex madrepatria coloniale decisa a non ripetere gli errori della Francia, troppo passiva all’inizio della crisi tunisina. In un’intervista al programma “Today” su Bbc Radio4, il ministro degli Esteri William Hague invita l’Egitto a compiere qualche passo in direzione delle riforme politiche per placare le “legittime rivendicazioni” dei manifestanti, “tanto economiche che politiche”. “Ogni paese è differente – precisa Hague – e non dobbiamo cercare di dettare la nostra volontà, ma in generale ritengo che sia importante in questa situazione rispondere in modo positivo alle legittime richieste di riforme; è importante muoversi verso apertura, trasparenza e maggiori libertà politiche”.

Intanto, gli effetti della rivolta popolare contro Mubarak si fanno sentire anche alla borsa del Cairo, dove si registra una giornata nera. Il listino principale, l’egx30, chiude in calo del 10,5%. In mattinata gli scambi sono stati temporaneamente sospesi quando l’indice segnava un calo di oltre il 6%. Male anche la valuta locale, la sterlina egiziana, scesa ai minimi da 6 anni contro il dollaro americano. Secondo quanto riporta il quotidiano al-Alam al-Youm, il presidente della piazza egiziana, Khaled Serry Seyam, dice no agli allarmismi e chiede agli investitori di mantenere la calma per non fomentare panico ingiustificato. Si ferma anche il campionato di calcio: rinviato il prossimo turno, decisione non giustificata ufficialmente dalle autorità, anche se dettata dal timore che i tifosi possano cogliere l’occasione per manifestare contro il governo.”

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About Sonia Serravalli

Scrittrice (/fotografa e spirito nomade)
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